mercoledì 14 dicembre 2016

PRONTO IL MES PER COMMISSARIARCI: ALZARE GLI SCUDI

 
Ci risiamo.
La troika sta preparando un altro colpo di mano come quello del 2011.
Stavolta cerchiamo di farci trovare preparati.
La sconfitta referendaria ha indebolito Renzi e buona parte della compagine pro-UE che ad oggi con molta probabilità è minoranza nel Paese.
Ma è pronto il “Piano B”, preparato da tempo come tutte le scelte importanti promosse dalla Troika che notoriamente non improvvisa mai nulla.
La Troika valuta il rischio concreto che forze “populiste” prendano il sopravvento, sia nel caso di leggi elettorali con premio di maggioranza, che favorirebbero il M5S, che tramite sistemi proporzionali, che potrebbero condurre a coalizioni “anomale” tra movimenti anti-establishment.
Tutto ciò renderebbe comunque più complessa – certo non impossibile – la continuazione del processo di cessione di sovranità verso la UE e rallenterebbe il completamento di due tasselli fondamentali necessari alla Troika, che sono l’unione bancaria e l’armonizzazione fiscale della UE.
Perché è importante l’unione bancaria?
Per controllare l’emissione di moneta scritturale effettuata dalle banche commerciali (che pesa oltre il 95% della massa monetaria “M1”) tra le quali persistono ancora “sacche” sfuggenti, banche legate al territorio come le Banche di Credito Cooperativo che seppur in piccola parte continuano a fornire liquidità alla piccola economia reale rallentando i piani di deflazione e recessione voluti dalla Troika che sono alla base del meccanismo di appropriazione di risorse ai danni dell’economia reale.
D’altro canto, l’urgenza dell’armonizzazione fiscale serve ad evitare competizioni fiscali tra Paesi membri, a precludere ogni forma di uscita dalla morsa del pareggio di bilancio e cancellare il problema dell’evasione fiscale (Equitalia al confronto sarebbe ricordata come un istituto di opere pie…).
L’Italia non è la Grecia né l’Irlanda. 
La possibilità che vengano messi in discussione alcuni cardini della UE è tangibile e rappresenta un precedente che darebbe voce ai movimenti anti-establishment di altri Paesi chiave come Spagna (Podemos), Francia (Front National) e Germania (AFD).
Ci risiamo, dunque. I paralleli con il 2011 sono numerosi, così come simile potrebbe essere la logica che la Troika seguirà per governare la situazione: creare un’emergenza da gestire con strumenti tecnici che conducano al commissariamento del Paese o palesino tale minaccia, allo scopo magari di tenere in vita i governi posticci del post-Renzi.
Nel 2011 l’azione fu gestita dalle agenzie di rating (il braccio) che concertarono una raffica di pesanti tagli del rating del debito italiano (lo strumento) causando un’impennata dello spread (l’effetto) che condusse al Governo Monti (la soluzione).
Oggi l’emergenza è la debolezza patrimoniale delle banche italiane che non soddisfano i criteri di Basilea, in primis di MPS ma anche di Carige, Popolare di Vicenza ed altre.
Dunque, uno degli scenari possibili (sottolineo: uno dei possibili) vede un gruppo di fondi pensione ed istituzionali (il braccio) condurre un attacco speculativo contro il settore bancario italiano attraverso ingenti vendite allo scoperto (lo strumento). Tutto ciò causerebbe il crollo dei prezzi azionari delle banche italiane (l’effetto) la cui crisi renderebbe impraticabile l’intervento di investitori esteri.
Allo stesso tempo i media main-stream additerebbero l’intervento statale come iniquo (palesando una menzogna simile a quella del risparmio dei costi della politica propugnato dal “SI”), spalleggiati dalle agenzie di rating che presto faranno sentire la propria voce (ironicamente proprio mentre una di esse – auspicabilmente – verrà condannata a Trani per la manipolazione di mercato del 2011). Dunque, non resterebbe che ricorrere ad un prestito del MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità (la soluzione).
Il MES è un moloch celato dietro i sorrisi rassicuranti dei burocrati della Troika, l’ultimo ritrovato della diabolica ingegneria giuridico-finanziaria a trazione UE. 
E’ ufficialmente un fondo insindacabile ed imperscrutabile di recente costituzione, che ha la veste di organizzazione intergovernativa (su modello FMI) i cui componenti, coperti da immunità totale, arrivano ad includere il Governatore della BCE e il FMI.
In realtà il MES è l’embrione del primo governo direttamente espressione di organismi internazionali, senza alcuna base parlamentare, svincolato da cicli politici e da rischi di caduta, che equivale al commissariamento dell’Italia da parte della stessa Troika. 
E’ un super-ministero con portafoglio in quanto, a differenza degli altri organismi dell’Unione, è l’unico che può contare su un capitale cospicuo, parliamo di €700 miliardi (!) oltre alla possibilità di emettere obbligazioni sui mercati internazionali.
L’Italia si è impegnata a versare al MES 125 miliardi di Euro, in parte già erogati ed in parte richiamabili in qualsiasi momento dal MES, senza necessità di approvazione e senza possibilità di contestazioni. 
A fronte di ciò, nel caso di bisogno, l’Italia dovrebbe chiedere un prestito (!) e accettare una serie di vincoli stringenti relativi a qualsiasi decisione di bilancio pubblico, quindi un formale commissariamento UE sul quel briciolo di sovranità rimasta ancora in mano all’esecutivo nazionale.
Il Governo italiano può ricorrere al MES senza necessità del Parlamento, ed è probabile che questo lavoro sporco lo facciano fare al nuovo cameriere di Palazzo Chigi. 
Fatto ciò, la prossima legge di stabilità dovrà piacere a Draghi, a Lagarde ed agli altri membri della Troika.
Quella contro il MES è una battaglia decisiva, che deve vedere impegnate tutte le forze che hanno a cuore la sovranità del Paese, sia per quel poco di sovranità che è rimasta sia per quel molto che c’è da riconquistare.
Ci distrarranno con la girandola di Palazzo Chigi, con il congresso del PD, con le primarie del centro-destra, con le storie romanzate dietro ad MPS, con la legge elettorale e tanti altri stratagemmi che occuperanno le reti televisive. Tutto purché il colpo di mano vada a segno sotto silenzio.
Le forze parlamentari che si auto-proclamano anti-establishment o populiste avranno quindi la possibilità di dimostrare con i fatti le proprie reali intenzioni, muovendosi una volta tanto d’anticipo con azioni anche eclatanti che denuncino l’ennesimo colpo di mano (e di Stato) da parte dei tecnocrati di Bruxelles.
La proposta politica da cavalcare è la nazionalizzazione di MPS, che avrebbe un duplice effetto: scongiurare il MES e dotarsi di una banca pubblica per raccogliere finanziamenti a tasso zero direttamente presso la BCE! Questa è la contro-mossa che adotterebbe un esecutivo serio.
Anche le forze extra-parlamentari possono fare un importante lavoro sul territorio, tra le associazioni civiche e popolari, ricordando a tutti che l’indebitamento è prima di tutto uno strumento di governo, e storicamente ha rappresentato la continuazione di una guerra con strumenti finanziari.
Alberto Micalizzi 
TRATTO DA:
Ci risiamo. La troika sta preparando un altro colpo di mano come quello del 2011. Stavolta cerchiamo di farci trovare preparati.
La sconfitta referendaria ha indebolito Renzi e buona parte della compagine pro-UE che ad oggi con molta probabilità è minoranza nel Paese. Ma è pronto il “Piano B”, preparato da tempo come tutte le scelte importanti promosse dalla Troika che notoriamente non improvvisa mai nulla.
La Troika valuta il rischio concreto che forze “populiste” prendano il sopravvento, sia nel caso di leggi elettorali con premio di maggioranza, che favorirebbero il M5S, che tramite sistemi proporzionali, che potrebbero condurre a coalizioni “anomale” tra movimenti anti-establishment.
Tutto ciò renderebbe comunque più complessa – certo non impossibile – la continuazione del processo di cessione di sovranità verso la UE e rallenterebbe il completamento di due tasselli fondamentali necessari alla Troika, che sono l’unione bancaria e l’armonizzazione fiscale della UE.
Perché è importante l’unione bancaria? Per controllare l’emissione di moneta scritturale effettuata dalle banche commerciali (che pesa oltre il 95% della massa monetaria “M1”) tra le quali persistono ancora “sacche” sfuggenti, banche legate al territorio come le Banche di Credito Cooperativo che seppur in piccola parte continuano a fornire liquidità alla piccola economia reale rallentando i piani di deflazione e recessione voluti dalla Troika che sono alla base del meccanismo di appropriazione di risorse ai danni dell’economia reale.
D’altro canto, l’urgenza dell’armonizzazione fiscale serve ad evitare competizioni fiscali tra Paesi membri, a precludere ogni forma di uscita dalla morsa del pareggio di bilancio e cancellare il problema dell’evasione fiscale (Equitalia al confronto sarebbe ricordata come un istituto di opere pie…).
L’Italia non è la Grecia né l’Irlanda. La possibilità che vengano messi in discussione alcuni cardini della UE è tangibile e rappresenta un precedente che darebbe voce ai movimenti anti-establishment di altri Paesi chiave come Spagna (Podemos), Francia (Front National) e Germania (AFD).
Ci risiamo, dunque. I paralleli con il 2011 sono numerosi, così come simile potrebbe essere la logica che la Troika seguirà per governare la situazione: creare un’emergenza da gestire con strumenti tecnici che conducano al commissariamento del Paese o palesino tale minaccia, allo scopo magari di tenere in vita i governi posticci del post-Renzi.
Nel 2011 l’azione fu gestita dalle agenzie di rating (il braccio) che concertarono una raffica di pesanti tagli del rating del debito italiano (lo strumento) causando un’impennata dello spread (l’effetto) che condusse al Governo Monti (la soluzione).
Oggi l’emergenza è la debolezza patrimoniale delle banche italiane che non soddisfano i criteri di Basilea, in primis di MPS ma anche di Carige, Popolare di Vicenza ed altre.
Dunque, uno degli scenari possibili (sottolineo: uno dei possibili) vede un gruppo di fondi pensione ed istituzionali (il braccio) condurre un attacco speculativo contro il settore bancario italiano attraverso ingenti vendite allo scoperto (lo strumento). Tutto ciò causerebbe il crollo dei prezzi azionari delle banche italiane (l’effetto) la cui crisi renderebbe impraticabile l’intervento di investitori esteri.
Allo stesso tempo i media main-stream additerebbero l’intervento statale come iniquo (palesando una menzogna simile a quella del risparmio dei costi della politica propugnato dal “SI”), spalleggiati dalle agenzie di rating che presto faranno sentire la propria voce (ironicamente proprio mentre una di esse – auspicabilmente – verrà condannata a Trani per la manipolazione di mercato del 2011). Dunque, non resterebbe che ricorrere ad un prestito del MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità (la soluzione).
Il MES è un moloch celato dietro i sorrisi rassicuranti dei burocrati della Troika, l’ultimo ritrovato della diabolica ingegneria giuridico-finanziaria a trazione UE. E’ ufficialmente un fondo insindacabile ed imperscrutabile di recente costituzione, che ha la veste di organizzazione intergovernativa (su modello FMI) i cui componenti, coperti da immunità totale, arrivano ad includere il Governatore della BCE e il FMI.
In realtà il MES è l’embrione del primo governo direttamente espressione di organismi internazionali, senza alcuna base parlamentare, svincolato da cicli politici e da rischi di caduta, che equivale al commissariamento dell’Italia da parte della stessa Troika. E’ un super-ministero con portafoglio in quanto, a differenza degli altri organismi dell’Unione, è l’unico che può contare su un capitale cospicuo, parliamo di €700 miliardi (!) oltre alla possibilità di emettere obbligazioni sui mercati internazionali.
L’Italia si è impegnata a versare al MES 125 miliardi di Euro, in parte già erogati ed in parte richiamabili in qualsiasi momento dal MES, senza necessità di approvazione e senza possibilità di contestazioni. A fronte di ciò, nel caso di bisogno, l’Italia dovrebbe chiedere un prestito (!) e accettare una serie di vincoli stringenti relativi a qualsiasi decisione di bilancio pubblico, quindi un formale commissariamento UE sul quel briciolo di sovranità rimasta ancora in mano all’esecutivo nazionale.
Il Governo italiano può ricorrere al MES senza necessità del Parlamento, ed è probabile che questo lavoro sporco lo facciano fare al nuovo cameriere di Palazzo Chigi. Fatto ciò, la prossima legge di stabilità dovrà piacere a Draghi, a Lagarde ed agli altri membri della Troika.
Quella contro il MES è una battaglia decisiva, che deve vedere impegnate tutte le forze che hanno a cuore la sovranità del Paese, sia per quel poco di sovranità che è rimasta sia per quel molto che c’è da riconquistare.
Ci distrarranno con la girandola di Palazzo Chigi, con il congresso del PD, con le primarie del centro-destra, con le storie romanzate dietro ad MPS, con la legge elettorale e tanti altri stratagemmi che occuperanno le reti televisive. Tutto purché il colpo di mano vada a segno sotto silenzio.
Le forze parlamentari che si auto-proclamano anti-establishment o populiste avranno quindi la possibilità di dimostrare con i fatti le proprie reali intenzioni, muovendosi una volta tanto d’anticipo con azioni anche eclatanti che denuncino l’ennesimo colpo di mano (e di Stato) da parte dei tecnocrati di Bruxelles.
La proposta politica da cavalcare è la nazionalizzazione di MPS, che avrebbe un duplice effetto: scongiurare il MES e dotarsi di una banca pubblica per raccogliere finanziamenti a tasso zero direttamente presso la BCE! Questa è la contro-mossa che adotterebbe un esecutivo serio.
Anche le forze extra-parlamentari possono fare un importante lavoro sul territorio, tra le associazioni civiche e popolari, ricordando a tutti che l’indebitamento è prima di tutto uno strumento di governo, e storicamente ha rappresentato la continuazione di una guerra con strumenti finanziari.

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