giovedì 7 settembre 2017

MUSSOLINI SI CONFESSA Georg Zachariae

 
Georg Zachariae
MUSSOLINI SI CONFESSA
 
Prefazione di Silvio Bertoldi
Saggi Bur - Rcs
Anno 2004,  220 pagine. Prezzo € 8,50
Foto copertina: Mussolini e Zachariae nella villa di Gragnano nel  1944

DALLA PAGINA DI FONDO - Parla il medico del Duce a cui, forse inconsapevolmente, forse per scelta, Mussolini affidò tutti i suoi segreti.
Il Duce, solo di fronte all’immagine di se stesso, sceglie, per confessarsi, un estraneo e un laico: il medico che per caso gli era accanto, e con lui si sfoga, parla senza reticenze del suo passato, dei suoi amori, dei suoi rimpianti, gli racconta aneddoti curiosi, traccia giudizi sui contemporanei.
Una preziosa testimonianza che rivela un Mussolini intimo e inedito: esitante dinanzi alle decisioni più gravi, che non si atteggia più a infallibile, che parla con franchezza dei protagonisti del suo tempo: odiava Badoglio, era scettico sulla funzione della Chiesa, provava stima e ammirazione per Churchill, frustrante sentimento di dipendenza nei confronti di Hitler, alta considerazione per Goebbels, disprezzo per Goering.
“La sua fede in una vittoria finale del socialismo e di una più alta giustizia sociale e umana lo sostenne fino alla fine e gli fece sopportare tutte le umiliazioni e le amarezze dei giorni che seguirono”. G. Zachariae
L'AUTORE - Georg Zachariae, ufficiale medico tedesco scomparso nel 1965, fu negli ultimi 19 mesi di vita di Benito Mussolini la persona a lui più vicina. Inviato direttamente da Hitler nel 1943, come medico personale del Duce, gli rimase accanto fino all’aprile 1945. In quei mesi ebbe molteplici occasioni di conversare con Mussolini sugli argomenti più diversi, conquistando la sua fiducia.
LA RECENSIONE DI GIUSEPPE MINNELLAChi vuole conoscere l’uomo, il politico, che ha guidato l’Italia per 23 anni dal 1922 al 1945 non può non leggere questo libro. Non è mio modo di fare quello di lanciarmi in messaggi pubblicitari verso le opere che consigliamo ai visitatori e lettori del sito ma questo libro di testimonianza (insieme ad un'altra opera da noi censita, “Mussolini, Duce si diventa” di Remigio Zizzo), rappresenta un vero e proprio capolavoro di storia e verità in quanto scritto non da storici a libro paga degli antifascisti, ma da un medico che ha avuto il compito di stare per quasi due anni a contatto con il Duce in momenti particolarmente tragici per l’Italia.
George Zachariae infatti viene mandato in Italia direttamente da Adolf Hitler affinchè curi il Duce afflitto ormai da diversi anni da un’ulcera che ne tormentava le giornate costringendolo, talvolta, a dolori atroci che si riacutizzavano nei momenti peggiori della guerra e ad ogni cattiva notizia dal fronte. Zachariae accetta poco volentieri il compito affidatogli da Hitler ma lo stesso rappresentava un ordine ben preciso a cui era impossibile porre rifiuto. Con il tempo finirà per ricredersi apprezzando il soggiorno italiano e offrendo addirittura al Duce la possibilità di scappare all’estero pochi giorni prima di essere ucciso assumendosi lui il rischio di farlo sconfinare in Svizzera. Mussolini ovviamente si opporrà.
Zachariae al suo arrivo in Italia trova un Mussolini allo stremo delle forze, quasi un cadavere: tanto è progredita infatti la malattia curata malissimo dai medici italiani. E’ costretto dunque a visitare quotidianamente il Duce per accertarsi che la nuova cura produca presto effetti positivi. Ed è cosi durante questi incontri che Mussolini si apre al medico tedesco con il quale scambia le proprie opinione politiche e culturali: è in tal modo che Zachariae diventa il confessore di Mussolini.
Il medico tedesco inizia così a conoscere un Duce spartano, che vive dell'essenziale senza concedersi alcun lusso. Questo stile di vita di colui che è a capo del Governo italiano da oltre vent'anni lo stupisce e lo rende incredulo ("...tutte le voci su fantastici tesori che egli avrebbe accumulato devono ritenersi, e ber buoni motivi menzognere. Questo d'altronde potrà confermare chiunque abbia avuto occasione di conoscerlo e di vivergli vicino").
Ha modo di apprezzare cosi le doti umane, fisiche e intellettuali del Duce italiano. Osserva i rapporti che lo stesso ha con i suoi famigliari (Su Edda: "Io so quanto Mussolini soffrisse per questo distacco, poichè egli amava Edda in modo particolare") e con Claretta Petacci ("tutto quello che viene raccontato di lei dopo il 25 luglio 1943 non corrisponde per niente alla verità dei fatti"). Descrive le personalità della RSI che ha conosciuto, i ministri, il generale Graziani di cui ha grande stima. Ci racconta di un Duce maestro delle arti: appassionato di musica, arte, letteratura. Una conoscenza smisurata per Zachariae. ("Hitler, che certamente non era uno stupido, gli era inferiore per cultura, per acutezza, per intelligenza e per memoria. [...] Appunto perchè il Duce era spiritualmente superiore, poteva essere più liberale nelle sue azioni e nei suoi pensieri di quanto non lo fosse Hitler, e non pretendeva, com'era tipico del Fuhrer, che soltanto il suo giudizio fosse giusto".). Zachariae racconta le giornate del Duce durante l'RSI e rimane sempre più stupito dal lato umano di Mussolini e dell'amore che serbava verso gli italiani ("nessun italiano che abbia rivolto una preghiera a lui potrà dire che questa non sia stata esaudita"). Descrive i momenti di amarezza come quelli della morte del genero in cui Mussolini avverte la stanchezza e l'impotenza del momento, i tradimenti del re e di Badoglio ma anche i periodi di relativa felicità come quelli della visita in Germania alle divisioni della RSI che lì si addestravano.
Narra dei retroscena della politica interna e estera del Ventennio. E sull'omicidio Matteotti: "Sperai che il partito Socialista, sotto la guida di Matteotti, mi avrebbe seguito, perchè conoscevo molti membri di questo partito e mi aspettavo un forte apporto di linfa vitale ai quadri del mio movimento. [...] Allorchè appresi che Matteotti era stato ucciso da elementi irresponsabili ne rimasti costernato: non sapevo dapprima come spiegare il movente di così assurdo e nefando crimine. Compresi subito però che la morte di Matteotti non rappresentava per soltanto una grave delusione, ma che si trattava invece di un avvenimento assolutamente non necessario, che, facendo cadere tutti i miei progetti, avrebbe segnato una svolta decisiva alla politica fascista." Gli incontri con i politici stranieri: "Incontrai Churchill a Roma quando non faceva ancora parte del governo inglese. Debbo dirle subito con estrema franchezza che le conversazioni con quest'uomo mi furono sempre assai gradite, nonostante i contrasti delle nostre opinioni e la diversità di certi punti di vista. Quando lo accompagnai alla stazione di Roma, Churchill mi disse al momento dell'addio: "Se io fossi italiano state pur certo, Duce, che sarei fascista anch'io".
Cresce a dismisura con il passare del tempo la stima che il dott. Zachariae ha nei confronti di Mussolini tanto da arrivare a criticare la sua stessa Germania e Rahn (l'ufficiale delle SS  plenipotenziario in Italia durante l'RSI) per l'incapacità di capire le doti di Mussolini e il non avergli lasciato autonomia di agire nella repubblica del nord.
Le giornate di colloquio il Duce sono tante e tanti gli argomenti trattati: dalle idee politiche  e il suo socialismo alla visione del futuro a guerra finita, al rapporto con Dio ("Io penso che ogni uomo porti il suo Dio in se stesso senza nessun vincolo di religione o sacramento"). E in merito agli ebrei: "Non posso approvare la maniera con cui è stato risolto il Germania il problema ebraico, poichè i metodi adottati non sono conciliabili con la libera vita del mondo civile e ridondano a danno dell'onore tedesco".
L'ultima tragica settimana di aprile Zachariae offre al Duce la possibilità di fuggire con lui in Svizzera e richiedere asilo politico: "Egli era visibilmente commosso e mi strinse la mano senza poter rispondere [....]. Allorchè alle cinque mi recai in Prefettura da lui, egli mi dichiarò che non poteva seguire i miei buoni consigli perchè non voleva, in quella ora estrema, abbandonare i suoi amici. Sarebbe stato per lui un tradimento, per mettere in salvo la propria vita abbandonare i suoi uomini: un'azione simile non l'avrebbe mai compiuta. Il suo onore gli imponeva di restare fedele fino alla fine ai suoi compagni."
Che dire di più? Un libro da acquistare e leggere tutto d'un fiato per conoscere il vero Mussolini e non quello spietato dittatore descritto da nefandi testi scolastici o di presunti storici faziosi. Questa di Zachariae è storia vera perchè vissuta in prima persona, perchè riporta solo ed esclusivamente i resoconti di lunghi colloqui fatti a Villa Feltrinelli a Gragnano. Per me un capolavoro. Tutto qui.
DAL LIBRO:
“Una volta fui presente quando giunse un pacco di generi alimentari, che un prefetto, preoccupato per la salute del Duce, gli aveva mandato; egli aprì il pacco, s’infuriò e inviò subito il contenuto al vicino ospedale di Gardone. Quanto al prefetto, che certamente aveva avuto delle buone intenzioni, ricevette da lui, in luogo di ringraziamenti, una lettera energica che lo richiamava duramente ai suoi doveri e lo rimproverava di averlo fatto segno ad un atto di privilegio”.
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Con il migliorare della situazione di salute “si verificò una rinascita della forza spirituale del malato”. Il Duce tornava ad essere sé stesso! “..Dopo qualche mese notai però che, malgrado tutte le cure, il peso del malato anziché aumentare diminuiva. Non mi spiegavo questa circostanza ….scoprì poi con l’aiuto del cuoco che il malato, cosa molto caratteristica in lui, rifiutava molto energicamente di mangiare di più e in modo diverso da quanto non fosse possibile fare al popolo italiano a cagione delle difficoltà di approvvigionamento e del tesseramento di guerra”. “Egli si irritava sempre, mi disse il cuoco, quando doveva mangiare qualche cosa che il popolo italiano non poteva avere”.
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L'uomo Mussolini era una creatura dal cuore buono e generoso, dotato di una rettitudine rara e sempre disposto ad aiutare chi si rivolgeva a lui, solo che ciò fosse nelle sue possibilità.
Ricordo che nel marzo del '44 arrivò a Gragnano, proveniente da Cassino, una famiglia di contadini profughi per chiedere aiuto al Duce: marito, moglie, cinque bambini che si trovavano in uno stato indescrivibile.
L'unica cosa che possedevano era la fiducia che il Duce li avrebbe aiutati subito. Allorchè questa povera fmiglia arrivò alla villa, le guardie non volevano farla passare. Il Duce, che per combinazione ebbe sentore della cosa, ordinò immediatamente di introdurre quei meschini alla sua presenza. Li intrattenne cordialmente, diede loro del denaro di sua tasca, e impartì tassative disposizioni al questore di Gragnano perchè provvedesse all'istante ai bisogni della famiglia fornendo alloggio, viveri, indumenti; nè ebbe pace finchè al capo famiglia non fu trovato del lavoro. Erano dei contadini, ma non voleva umiliarli con una semplice elemosina. Egli era irritatissimo perchè le sentinelle, che dopo tutto obbedivano agli ordini loro impartiti, si erano credute in dovere di dover respingere questi poveri diavoli quasi fossero banditi.
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"Nei giorni precedenti il crollo, quando non c’era più alcun dubbio che la guerra era persa, egli, che era dotato di una capacità fisica e spirituale molto superiore a quella normale, ebbe un vero collasso. …Egli non dormiva e non mangiava quasi più; in queste circostanze anche l’arte medica non poteva fare niente per lui."

TRATTO DA:
http://www.ilduce.net/recensione84.htm

domenica 3 settembre 2017

Settembre 1943 i giorni della vergogna italiana


Il maresciallo e senatore Badoglio, diventato capo del governo dopo la drammatica seduta del Gran Consiglio il 25 luglio del 1943 che aveva portato alla caduta del fascismo e all’esautorazione di Mussolini, d’accordo con il re Vittorio Emanuele III, si era adoperato per procurare l’uscita dell’Italia dal conflitto. Ma, mentre incaricava i suoi emissari di avviare le trattative, nello stesso tempo provvedeva a riaffermare la volontà di proseguire la guerra accanto all’alleato tedesco. Fu proprio Badoglio a chiedere al comando germanico di dislocare sul territorio della Penisola un congruo numero di divisioni per prevenire un possibile sbarco degli anglo-americani. Un campione di doppiezza, neanche tanto avveduto, visto che a Berlino conoscevano bene le sue incaute mosse. Le trattative, gestite in maniera approssimativa da parte dei rappresentanti ufficiali e non del governo italiano , si conclusero agli inizi di settembre.

Il generale Castellano (in borghese) ed il generale Eisenhower si stringono la mano dopo la firma dell'armistizio a Cassibile, il 3 settembre 1943.
Il generale Castellano (in borghese) ed il generale Eisenhower si stringono la mano dopo la firma dell’armistizio a Cassibile, il 3 settembre 1943.

L’ARMISTIZIO DI CASSIBILE

L’Italia non aveva molto da scegliere: doveva piegarsi senza porre condizioni di sorta. Badoglio accettò il diktat e così il 3 settembre 1943 fu siglato segretamente l’Armistizio a Cassibile, in Sicilia su cui il generale Castellano e lo statunitense Bedell-Smith apposero le firme.

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Ci si prese, però, ancora qualche giorno per rendere noto l’accordo: ciò al fine di consentire al governo italiano di predisporre misure idonee per evitare ritorsioni da parte dei tedeschi. All’improvviso, però, gli Alleati, stizziti dall’atteggiamento incerto e contraddittorio del governo italiano, decisero di divulgare l’avvenuta sottoscrizione del patto. Erano le 18.45 dell’8 settembre quando ‘Radio Londra’ trasmetteva un messaggio di Eisenhower che annunciava al mondo intero la resa incondizionata delle forze armate italiane. Colto di sorpresa Badoglio si vide costretto a fare altrettanto: alle 19.30 si recò nella sede romana dell’Eiar e, presentato laconicamente da uno speaker, lesse il testo di un breve comunicato: “Il governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la schiacciante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi danni alla nazione, ha chiesto l’armistizio al generale Eisenhower. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza”. L’Italia, dunque, usciva dalla guerra passava da un campo all’altro ribaltando antiche alleanze. Eppure proprio quell’8 settembre, il re Vittorio Emanuele, ricevendo a Villa Savoia l’ambasciatore Rahn, aveva inviato un messaggio al Fuhrer nel quale ribadiva che l’Italia era “legata alla Germania per la vita e per la morte”. Mentre, però, recitava il suo menzognero copione, alcuni suoi fiduciari avevano provveduto a spedire al sicuro in Svizzera una quarantina di autocarri stracolmi di quadri, oggetti preziosi, mobili, sculture, tappeti, argenterie e, naturalmente, i gioielli della Corona. Il giorno seguente (9 settembre) i sovrani e buona parte dei ministri del governo, Badoglio in testa, decisero di abbandonare Roma per correre incontro agli Alleati che, sbarcati in Sicilia (10 luglio), stavano risalendo lo Stivale. Alle prime luci dell’alba una interminabile fila di automobili si avviò da Palazzo Baracchini, sede capitolina del ministero della guerra: la fuga era iniziata. Il corteo, scortato da alcune autoblindo dell’esercito italiano, trasportava passeggeri di rango assai elevato: il re Vittorio Emanuele III, la regina, il ministro della Real Casa Acquarone, il maresciallo Badoglio, Umberto di Savoia, i generali Ambrosio e Roatta, rispettivamente capo di Stato Maggiore generale e capo di Stato Maggiore dell’esercito, il ministro della marina De Courten ed altri numerosi militari e funzionari governativi.

LA FUGA

Badoglio e De Courten , dopo aver fissato per la mezzanotte il ritrovo presso il molo di Ortona, nel pomeriggio si diressero all’aeroporto di Pescara per disporre il decollo di un velivolo da ricognizione che accertasse la presenza nell’Adriatico della corvetta “ Baionetta” in navigazione verso sud . Mossero poi alla volta di Pescara dove giunsero alle 21 qui però, la popolazione dimostrò di gradire molto poco la precipitosa fuga dei reali.  Poiché mancavano diverse ore all’imbarco i reali e i loro dignitari si recarono a Crecchio dove furono ospiti del Duca di Bovino Giovanni De Riseis (proprietario dell’omonima villa a Pescara) e della duchessa Antonia Gaetani nel loro castello nobiliare. Durante il pranzo e nelle ore successive trascorse dai Bovino si ebbe modo di parlare di ciò che stava accadendo in Italia e della precipitosa partenza. Fu proprio la duchessa Gaetani , pur essendo molto legata ai Savoia ad introdurre l’argomento facendo osservare loro, anche se con cautela e deferenza, che si trattava molto probabilmente di una scelta sbagliata, anzi la nobildonna si fece in seguito più ardita suggerendo a Sua Maestà imperiale di fare marcia indietro , secondo alcuni storici, su suggerimento del Principe Umberto che era notoriamente contrario all’abbandono del Quirinale. Ma lo stratega della “fuga” Badoglio si affrettò a spiegare i motivi della scelta mentre il Re , pur ringraziando la duchessa per aver espresso la sua opinione dettata da sentimenti affettivi , fece presente che in casa Savoia, una volta presa una decisione , non si tornava mai indietro. Puntuale a mezzanotte l’imbarcazione gettò l’ancora al largo di Ortona. Quasi contemporaneamente , preceduta dall’ululato delle sirene per simulare un allarme aereo, la colonna reale giunse al molo saraceno scortata da 250 carabinieri e soldati. In attesa di imbarcarsi c’era tanta gente, più di quanta Badoglio avesse supposto, tra cui diverse autorità politiche e militari desiderose di sfuggire ai tedeschi. Quando fu spiegato che , date le dimensioni ridotte della nave, potevano imbarcarsi solo una trentina di persone, scoppiò il putiferio, volarono parole grosse , proteste e minacce. Uno spettacolo indecoroso si presentò al cospetto di numerosi ortonesi che, scesi al porto per curiosità, ne rimasero scandalizzati. La fase esecutiva dell’imbarco fu affidata al generale Agostinone (che non sopravviverà alla battaglia di Ortona) che però , dato l’ arrembaggio per salire a bordo, non riuscì ad evitare che altre 29 persone si infilassero nella corvetta, quasi il doppio del consentito. Le concitate manovre di imbarco durarono un paio d’ore. Avventuroso fu anche il trasbordo dal peschereccio alla nave, ancorata al largo di Ortona, predisposto attraverso un’apposita scala. Quando fu la volta della regina Elena, nonostante le tante cautele usate, poco mancò che cadesse in mare. Il principe Umberto invece più disinvolto prese in braccio il suo minuto genitore Vittorio Emanuele che, giunto sulla nave cercò subito di Badoglio nel timore di essere stato abbandonato dal capo del Governo ideatore della fuga. Alle due di notte la nave da guerra poté finalmente salpare alla volta di Brindisi tra il sollievo generale per condurre al sicuro il Re sconfitto e il principe ereditario. Un vecchio pescatore del luogo “ Zì Bastiane”, presente alla scena, si racconta che avesse esclamato “ loro si son messi al sicuro e a noi chissà che ci aspetta”. Un esatto e terribile presentimento il suo se si pensa a quello che accadde ad Ortona ed ai suoi abitanti. La navigazione nell’Adriatico si protrasse per circa nove ore e non fu molestata dai tedeschi che si limitarono a qualche controllo di un innocuo aereo di ricognizione che effettuò dei volteggi quasi a mò di saluto.
Questo confermerebbe che i tedeschi, con o senza il consenso di Hitler, preferirono questa soluzione per i reali d’Italia e per il loro primo ministro.

UNA BRUTTA PAGINA DELLA NOSTRA STORIA: settembre 1943 i giorni della vergogna

In seguito all’annuncio ufficiale dell’armistizio la sera dell’8 settembre, le forze di terra italiane, abbandonate a loro stesse e senza ordini e piani precisi, non furono in grado di opporre un’efficace e coordinata resistenza all’occupazione nazista dell’Italia, si disintegrarono in poche settimane e finirono in larga parte preda dei tedeschi. Fu in tal modo consentito all’ex alleato di occupare agevolmente oltre due terzi del territorio nazionale, tutti i territori oltremare e catturare ingenti quantità di bottino. Inoltre circa seicentomila militari italiani furono dai tedeschi considerati non come prigionieri di guerra, soggetti quindi alla convenzione di Ginevra , ma come “internati”, classificazione che dava loro, secondo un’interpretazione voluta da Hitler in persona, il diritto di trattare e sfruttare i prigionieri con metodi e modi del tutto al di fuori delle convenzioni internazionali. Con la repentina avanzata alleata in Calabria e gli sbarchi anfibi di Salerno e Taranto in concomitanza con l’Armistizio, il restante terzo del Paese fu rapidamente occupato dagli angloamericani. L’Italia fu perciò trasformata in larga parte in un campo di battaglia, usata dai due contendenti: rispettivamente dal primo per la difesa del territorio e degli interessi strategici e politici del Terzo Reich, e dai secondi per attaccare l’Asse nel suo “ventre molle”, attirando in Italia il maggior numero possibile di divisioni tedesche per sguarnire gli altri fronti. Il Paese fu così esposto alle carneficine e alle sciagure di ulteriori venti mesi di guerra, sottoposto alla duplice occupazione di truppe straniere spesso indifferenti alle condizioni della popolazione civile e al patrimonio artistico, industriale e infrastrutturale italiano. Indro Montanelli, a proposito di questa terribile pagina della nostra storia, sentenziò: “A testimonianza dell’unica vera battaglia che lo Stato Maggiore italiano abbia ingaggiato dopo l’8 settembre, restavano solo fagotti e cartocci imbrattanti il molo”. In tutto questo marasma si perse di vista il maresciallo Badoglio che, non va dimenticato, era il capo del governo in carica. Qualcuno giunse a pensare che il vecchio militare, mosso da un vigoroso sussulto di orgoglio, avesse invertito la marcia per far ritorno a Roma. Ma la maggior parte degli storici ha rigettato questa ipotesi aggiungendo che lui, non volendo correre rischi, si era imbarcato sulla ‘Baionetta’ fin da Pescara, evitando così i disordini di Ortona. L’indecorosa fuga dei regnanti sabaudi e dell’esecutivo provocò guasti irreparabili per le tante centinaia di migliaia di soldati dislocati in Italia e all’estero, che restarono disorientati, confusi e, soprattutto, privi di ordini e di direttive. Ma ciò, per quei signori, fu soltanto un particolare di marginale importanza. Quel che contava davvero era mettere in salvo la pelle e conservare ben stretta la poltrona: tutto il resto era assolutamente secondario. Del resto anche oggi è sempre la logica dei superiori interessi che prevale. Ecco perché quell’8 settembre 1943 resta una data luttuosa e nefasta, l’indelebile giorno della vergogna nazionale. A testimonianza dell’ostilità nei confronti del re traditore e di Badoglio e della loro vergognosa fuga, venne posta nel 1945 una lapide presso il porto di Ortona con la seguente scritta:
Da questo porto, la notte del 9 settembre 1943
L’ultimo Re d’Italia fuggì
Con la Corte e con Badoglio
Consegnando la martoriata patria
alla tedesca rabbia.
Ortona Repubblicana
dalle sue macerie e dalle sue ferite
grida eterna maledizione
alla monarchia dei tradimenti
del fascismo e della rovina d’Italia
anelando giustizia
dal Popolo e dalla Storia
nel nome santo di Repubblica. 9/9/1945
Ricostruzione storiografica di Elisabetta Mancinelli
I documenti e le immagini sono tratti dagli Archivi di Stato di Pescara e di Chieti , da: “ Pescara e la guerra” di Alfonso Di Russo e da “ Settembre 1943 i giorni della vergogna” di Marco Patricelli.

TRATTO DA:
http://portaledelfascismo.altervista.org/settembre-1943-i-giorni-della-vergogna-italiana/

lunedì 28 agosto 2017

PERTINI E SCALFARO DUE ASSASSINI DIVENTATI PRESIDENTI DELLA REPUBBLICA. LA FARSA DELLA RESISTENZA

https://archive.org/details/LaFarsaDellaResistenza

"Ci stanno delle verità che a volte ci sconvolgono. 
Verità che ci sembrano talmente assurde e tante volte ci rifiutiamo di accettarle come tali. 
Chi detiene il potere sa come manovrare, mistificare i fatti. 
Pluriassassini sono stati fatti diventare personaggi esemplari della cosa pubblica: consiglieri, sindaci, deputati, senatori, ministri e persino Presidenti della 'Repubblica Italiana'. 
La criminosa verità viene taciuta, nascosta, minimizzata e negata alla stragrande parte della pubblica opinione, proprio da chi ne ha il potere di farlo perché ha il controllo sullo stato, sui mass media, sui partiti. 
Si fa passare il messaggio in modo chiaro e forte, oscuro e subliminale che assassinare i nemici, gli avversari, i concorrenti, i diversi e gli estranei alla nostra parte, anche se neutrali, e l'eliminare senza scrupoli perfino alleati, amici e parenti qualora essi siano di ostacolo sia giusto e doveroso. 
Dal 1943 si è fatto passare il messaggio che assassinare un fascista non è reato. 
Ma che senso ha una tale assurda, folle, malvagia perversità?

Nell'Italia massonica di Rothschild si continua a vivere di Antifascismo. 
Lentamente però riemerge dai fondali neri della Storia la verità. 
La resistenza fu una farsa che portò alla distruzione di una nazione sovrana: l'Italia. 
Pertini, Togliatti, Amendola, Bentivegna, Carla Capponi e tutti i partigiani non devono essere considerati più eroi ma Assassini e Traditori della Patria. 
L'attentato di via Rasella del 23 marzo 1944 non fu un gesto eroico ma un atto di pura vigliaccheria e tradimento verso il Popolo italiano. 
Gli autori di questo vile gesto non furono mai processati. 
Uccidere Claretta Petacci, Luisa Ferida, Giuseppina Ghersi, e tantissimi altri sostanzialmente innocenti, fu fatto fare da Rothschild , come sempre tramite agenti criminali e privi di scrupoli proprio per seminare il terrore e l'odio reciproco e la divisione in seno al Popolo Italiano. Personaggi come Sandro Pertini, Francesco Moranino, Arrigo Boldrini, Eugenio Fassino e tantissimi altri furono appunto strumenti di cui Rothschild si servi e si serve ancora adesso in Italia ed in tutto il Mondo.

Le uccisioni indiscriminate tra fascisti e comunisti in Italia furono fomentate al massimo dal 'nuovo potere degli Alleati' sotto l'egemonia USA al servizio del satanico Rothschild, proprio per creare una divisione in seno al Popolo Italiano, e possiamo constatare che ancora adesso, a distanza di più di 70 anni, le ferite non si sono completamente sanate.

Nel 1945 il signor Pertini Alessandro, detto Sandro, tra le altre cose, oltre ad essere coinvolto in modo diretto nella decisione di assassinare Mussolini e Claretta Petacci, che aveva l'unica 'colpa'di essere l'amante di Mussolini, fece analogamente e sbrigativamente fucilare anche la bella attrice Luisa Ferida, la quale era del tutto innocente da responsabilità politiche di sorta, ma solo perché moglie di Osvaldo Valenti che era stato condannato a morte perché 'fascista'.
Ci hanno condannato all'odio con il loro fascismo ed antifascismo.
Oscar Luigi Scalfaro, cattolico e contrario alla pena di morte, a guerra finita, fece condannare alla fucilazione sei persone, di cui un giovane padre di famiglia che conosceva perfettamente ed era innocente. 
Accusato dal pm Scalfaro e fucilato come fascista. Domenico Ricci era innocente. 
Nell’estate 1945, a guerra finita, l’allora 27settenne Oscar Luigi Scalfaro, futuro presidente della Repubblica italiana, sostenne con altri due colleghi la pubblica accusa al processo che vedeva imputati l’ex prefetto di Novara Enrico Vezzalini e i fascisti Arturo Missiato, Salvatore Santoro, Giovanni Zeno, Raffaele Infante e Domenico Ricci. 
Dopo tre giorni di dibattimento fu chiesta per i sei la condanna a morte, eseguita il 23 settembre al poligono di tiro di Novara.
Giuseppina Ghersi era una bambina di 13 anni e fu condannata a morte dai partigiani della Brigata Garibaldi, dopo essere stata violentata e stuprata, solo per aver vinto un concorso scolastico con un tema che omaggiava il Duce. 
Fu uccisa con un colpo di pistola alla nuca e gettata su un mucchio di altri cadaveri davanti alle mura del Cimitero di Zinola. 
Un signore che passava nei dintorni testimoniò che: 'Era un cadavere di donna molto giovane ed erano terribili le condizioni in cui l’avevano ridotta. 
Evidentemente avevano infierito in maniera brutale su di lei. 
L’orrore era rimasto impresso sul suo viso, una maschera di sangue con un occhio bluastro tumefatto e l’altro spalancato sull’inferno'. 
La storia di Giuseppina Ghersi è stata ricostruita nel dopoguerra grazie al padre, che il 29 aprile 1949 presentò al Procuratore della Repubblica di Savona un esposto di sei pagine.
(s. brosal)" 

(https://www.youtube.com/watch?v=duMUwtg29s8)

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Cfr. http://www.metamorfosialiene.com/2015/06/16/il-volto-criminale-della-resistenza/,
http://www.ilgiornale.it/news/cultura/esecuzioni-torture-stupri-crudelt-dei-partigiani-paura-e-844311.html,
http://stragipartigiane.blogspot.it/,
http://ausiliarie.blogspot.it/.

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"europadelsud
Pubblicato il 12 nov 2015" (https://www.youtube.com/watch?v=duMUwtg29s8)

Le altre Gladio e le altre stragi: conversazione con Giacomo Pacini

giacomo pacini, altre gladio, italia repubblicana, anticomunismo

A cura di
Enrico Ruffino, Venezia –

Giovane storico non accademico, tra i più apprezzati nel panorama nazionale, Giacomo Pacini è anche uno degli studiosi più disponibili al dialogo. Capita spesso che se hai qualche dubbio, non riesci ad associare un volto ad una persona, un fatto ad un evento, lui è sempre lì pronto a sciorinarti vita, morte e miracoli di un personaggio, associarlo ad un evento, inquadrarlo in una storia più grande. Si può dire che Pacini è una enciclopedia vivente, una risorsa preziosa per un paese che naviga nei meandri delle mezze verità, che viaggia sulla linea d’onda di ricostruzioni poco accurate che, spesso o volentieri, tralasciano alcuni scenari. Oggi gli abbiamo chiesto della sua più recente fatica, Le altre Gladio (Einaudi, 2015), ma anche di lavori in corso, appena abbozzati, per i quali non ha mancato di darci ricostruzioni preziose. Un’intervista che va letta interamente per capire cosa accade nella nostra, martoriata prima Repubblica. 


Voglio iniziare con una provocazione: sei di destra o di sinistra?


E io voglio evitare di cavarmela con la scontata risposta: “Ma oggi cosa sono destra e sinistra?” Diciamo che mi sono sempre riconosciuto in un’area definibile di sinistra, ma mi piacerebbe una sinistra che, accanto ai pur fondamentali diritti civili, si ricordasse degli altrettanto importanti diritti sociali.  Altrimenti non ti devi stupire se vinci ai Parioli e perdi nelle periferie.

Naturalmente la provocazione non era fine a se stessa, era finalizzata al tuo lavoro su le altre gladio. Le poche critiche che hai ricevuto per quell’imponente ricerca sono provenute da sinistra, la quale ti ha additato una certa propensione al “filo-atlantismo” o “propagandismo di destra”. Personalmente, non riesco a capire perché, a fronte di un dispendioso lavoro di archivio, si cerchi ancora di valutare le grandi questioni con criteri politici. Quindi, ti domando: a cosa credi sia dovuto questo atteggiamento?


Premesso che qualsiasi recensione, anche la più negativa, se fatta in buona fede va sempre accettata, in questo caso stiamo davvero parlando di un qualcosa di minimale. Nello specifico, una “studiosa” in una recensione on-line ha sostenuto che l’aver parlato di un alto numero di morti nelle foibe mi equiparerebbe, appunto, a certi “sfegatati propagandisti” (di destra naturalmente). Non solo, ella ha addirittura scoperto che per il mio libro mi sarei ispirato nientemeno che a un articolo uscito sulla rivista di destra Area nel 1997 (quando ancora facevo le superiori). Che dire? E’ chiaro che non si può che sorridere. Diciamo che alla recensitrice non è andato giù soprattutto il secondo capitolo del libro (e viene il sospetto abbia letto solo quello) dove trattavo dei presupposti ideologici delle organizzazioni Stay Behind, ricostruendo, tra le altre cose, la storia dell’insanabile contrasto che si creò tra i partigiani comunisti delle brigate Garibaldi e i partigiani cattolici e liberali delle brigate Osoppo. Nel farlo, inevitabilmente, ho dovuto trattare di tragedie come le foibe, la strage di Porzus o i cosiddetti quaranta giorni di occupazione slava di Trieste (dei quali secondo l’autrice della recensione “da un punto di vista storiografico” non sarebbe accettabile parlare). Tutto questo non è piaciuto. Me ne faccio una ragione, in fondo il libro ha avuto un tale numero di recensioni positive su gran parte della stampa nazionale e su riviste scientifiche da lasciarmi stupito e (bando alla falsa modestia) inorgoglito, considerando che è stato un lavoro molto impegnativo anche perché svolto in totale autofinanziamento, senza nemmeno un centesimo di sostegno pubblico. Per cui ci mancherebbe non accettare delle recensioni negative.

Il nuovo libro di Giacomo Pacini, Le altre Gladio. La lotta segreta anticomunista in Italia, 1943-1991 (Einaudi, 2016)

E più in generale?


Più in generale, diciamo che è vero che parte della storiografia ha avuto, e parzialmente ha ancora, difficoltà a studiare sine ira et studio un fenomeno complesso come l’anticomunismo. Che in Italia ha avuto degenerazioni terribili e penso di averne scritto in abbondanza. Per esempio, perdona l’antipatica autocitazione, personalmente credo di aver contribuito a portare alla luce uno dei documenti più eloquenti (come lo ha definito Vladimiro Satta commentandolo nel suo libro I nemici della Repubblica) circa l’interesse del servizio segreto militare nell’attuare azioni di provocazione contro la sinistra. Si tratta di una relazione del cosiddetto Ufficio Rei del Sifar risalente al settembre 1963 e nella quale, in coincidenza con la nascita del primo governo organico di centrosinistra, si programmavano appunto in modo esplicito azioni mirate per danneggiare il Pci. E altro potremmo citare.

La foto che ricorda l’eroico sacrificio del finanziere Antonio Zara, Medaglia d’Oro al Valor Militare, esposta in una mostra in occasione del 42° anniversario della strage di Fiumicino del 17 dicembre 1973

Mi saltano in mente le parole di Aldo Giannulli che in più occasioni ha sostenuto che si è ben studiato l’antifascismo ma mai bene l’anticomunismo. Tuttavia non ti sembra un po’ riduttivo quest’interpretazione in chiave tutta anticomunista?


La storia dell’anticomunismo in Italia può davvero essere ridotta solo a una questione di bombe e stragi? E si può sul serio sostenere che da Portella della Ginestra in poi tutto debba sempre e comunque essere inserito nello scenario secondo il quale fascisti a libro paga dei servizi segreti venivano utilizzati per creare tensione e favorire un colpo di stato anticomunista? La risposta mi sembra ovvia; no. Se nessuno può negare che più di una volta il Pci abbia difeso le istituzioni e la democrazia pagandone anche un caro prezzo, è altrettanto vero che il quarantennio democristiano non può essere descritto solo come una sorta di catena di complotti per fermare la democratica ascesa del Pci stesso. Tutto questo non solo non corrisponde al vero, ma ha anche impedito alla sinistra di elaborare fino in fondo una seria riflessione su quanto, dal 1948 a gran parte degli anni settanta, abbia indirettamente pesato nel mancato ricambio della classe dirigente al potere la dicotomia tra l’inserimento del Pci in una democrazia occidentale e il suo legame mai pienamente scisso con l’Urss. Quella che (mi rendo conto, in modo un po’ semplicistico) viene solitamente chiamata “doppiezza”. Sinceramente, mi sembrano considerazioni perfino banali, ma talvolta chi ha ancora la testa rivolta al Novecento fatica a accettarle.

Infatti, il tuo libro va in tutt’altra strada.


Come mi è capitato di dire in alcune presentazioni, il mio libro è stato un tentativo (naturalmente non sta a me dire se riuscito) di ricostruire la storia legale e non legale della lotta anticomunista in Italia. Ma evitando giudizi categorici o perentori e per questo se al termine della lettura chi ritiene che la lotta anticomunista in Italia sia stata solo una sequela di bombe e stragi e chi, al contrario, nega che tale lotta abbia conosciuto anche simili degenerazioni, rimarrà deluso, credo che il libro avrà raggiunto uno dei suoi obiettivi.

Lo stemma dell’organizzazione Gladio

Attorno a Gladio (quale Gladio, poi?) è stata costruita una grande “tragediografia”. E’ stata assunta, un po’ come la P2, a grande deus ex machina della tragedia repubblicana.

Quando nell’ottobre 1990 Andreotti rivelò l’esistenza di Gladio scoppiò una vera e propria bufera politica. Per mesi la vicenda riempì le prime pagine di tutti i giornali (nei due anni successivi è stato calcolato che furono scritti oltre 3000 articoli) alimentando infiniti dibattiti che culminarono in una richiesta di “impeachment” mossa contro il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. D’altronde, le illazioni che per anni erano circolate intorno all’esistenza di un servizio segreto parallelo che operava nell’ombra sembravano aver trovato un riscontro ufficiale e improvvisamente Gladio diventò la chiave per capire ogni mistero della storia d’Italia, dalle stragi, ai tentati colpi di stato, agli omicidi politici. Oggi sappiamo che non era così; Gladio era una porzione di un sistema di sicurezza molto più complesso e articolato che ho cercato di ricostruire nel mio libro, intitolato appunto Le Altre Gladio.

Cos’era Gladio?


Nello specifico, la Gladio (o Stay Behind italiana) era un’organizzazione segreta che fu creata nell’autunno 1956 e che essenzialmente aveva il compito di attivarsi in caso di invasione del territorio italiano da parte di un esercito straniero (nella fattispecie ovviamente le truppe del Patto di Varsavia). Fino ai primi anni 70, la dottrina militare italiana era imperniata sul concetto della cosiddetta Difesa Arretrata e Manovra in Ritirata, che, in estrema sintesi, voleva dire il lasciare volutamente, all’inizio delle ostilità, una parte del territorio nazionale in mano all’avversario ingaggiando combattimenti non per arrestare il nemico ma per rallentarne l’avanzata e logorarlo al fine di poter arretrare le proprie forze e sistemarle in posizioni più idonee da dove poi doveva partire la controffensiva. Da qui l’importanza del ruolo di Gladio, divisa in 5 cosiddetta Unità di Pronto Impiego (Upi), che allo scoppio delle ostilità avrebbero dovuto raggiungere le zone del confine orientale loro assegnate e dare inizio alla lotta partigiana proprio in quella parte di territorio nazionale lasciata volutamente sguarnita ed in cui l’esercito invasore doveva essere, diciamo così, impantanato e poi bloccato. Questa tattica mutò nel 1972 allorché furono varate da Shape (comando supremo delle potenze alleate in Europa) nuove tecniche di guerra non ortodossa e, per quanto riguarda l’Italia, fu adottata la dottrina della cosiddetta Difesa Avanzata, che in sostanza voleva dire una difesa ancorata, fissa, appoggiandosi ai rilievi montuosi lungo la frontiera alpina e una difesa mobile nella fascia di pianura tra Udine e l’Adriatico.  In fondo, se ci pensiamo bene, di per sé Gladio non aveva nulla di veramente originale. Addirittura dai tempi delle guerre napoleoniche esistevano strutture di questo tipo, contigue alle forze armate e capaci di utilizzare tecniche di guerriglia contro un eventuale esercito che avesse invaso il proprio territorio. Gladio, in particolare, traeva la sua origine da similari organizzazioni armate a carattere segreto che erano state attive durante la seconda guerra mondiale nei territori occupati dai tedeschi. Alla base della nascita di Gladio stava poi anche l’idea che la Guerra Fredda avrebbe cambiato per sempre il modo di combattere, ossia che non ci sarebbe più stato soltanto un canonico conflitto militare tra eserciti, ma che, appunto, la cosiddetta guerra di guerriglia avrebbe assunto un’importanza sempre maggiore.

Quanto Gladio, in quel 1990, era spendibile politicamente?


Una questione mai del tutto chiarita è perché Andreotti nel 1990 decise di rivelare, con quella modalità, l’esistenza di Gladio. Naturalmente la fine della Guerra Fredda aveva ormai reso superflua quella struttura (che peraltro nel corso degli anni ottanta aveva subito molti cambiamenti interni), ma quello di renderne nota l’esistenza fu ugualmente una decisione improvvisa, avvenuta a totale insaputa, per esempio, dell’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga (che conosceva Gladio dal 1966, anno in cui divenne sottosegretario alla Difesa) o della stessa Nato. Certamente Andreotti lo fece perché pressato dalla magistratura, che da tempo era alla ricerca di una organizzazione segreta, della cui esistenza, come accennato, si vociferava da anni (dai tempi del caso dell’inchiesta sulla cosiddetta Rosa dei Venti del giudice istruttore padovano Giovanni Tamburino). Ma si è anche spesso sostenuto, probabilmente con più di una ragione, che Andreotti lo fece per lanciare una sorta di ponte alla sinistra e ottenerne quantomeno una non ostilità in vista della futura nomina a Presidente della Repubblica per la quale all’epoca egli sembrava il naturale candidato. Poi, come noto, gli eventi dei primi mesi del 1992 cambiarono completamente le carte in tavola.

Ci sono dei passaggi nella storia dell’Italia repubblicana che sono stati completamente omessi sia dal discorso pubblico che, ancora più grave, dalla storiografia stessa. Uno di questi è il ruolo che il terrorismo palestinese ha assunto in Italia. Pochi ricordano le stragi palestinesi (entrambe all’aeroporto di Fiumicino in anni diversi) e si trovano ben poche (nessuna che io conosca) che analizzino l’altro terrorismo. Non pensi che Gladio possa essere stato un parafulmine per rimuovere anche questa storia? Oltre che per coprire le altre organizzazioni paramilitari, quelle “illegali”? Insomma, come spieghi la rimozione dal discorso pubblico del ruolo del terrorismo palestinese in Italia?


Che Gladio sia servita come parafulmine di altre strutture, realmente coinvolte in alcune oscure vicende della storia italiana, è un’ipotesi che ho cercato di sviluppare nell’ultima parte del libro e che credo abbia trovato un riscontro assolutamente positivo.
Quanto al terrorismo palestinese e alla scarsa attenzione a esso dedicata, io allargherei la questione. Naturalmente non bisogna generalizzare, ma, con le dovute e lodevoli eccezioni, va detto che la storiografia non sempre ha brillato per dinamismo e innovazione e ha oggettivamente accumulato dei ritardi (che finalmente cominciano a essere colmati) su molte delle vicende post-1945, non solo sul terrorismo palestinese. Per dire, allorché si parla del ruolo dell’Italia nella Guerra Fredda capita che lo si studi ancora quasi esclusivamente nel contesto del conflitto est-ovest, ignorando il fondamentale scenario mediterraneo. Ossia, il conflitto, per così dire, “nord-sud” per l’approvvigionamento delle risorse petrolifere.  Anche per questo vicende come, appunto, le stragi palestinesi di Fiumicino (o casi come quello dell’aereo Argo 16) sono ancora quasi del tutto ignoti. Ci aggiungerei un’altra vicenda; quanti per esempio, anche tra autorevoli storici dell’Italia Repubblicana, conoscono la storia della scomparsa della nave Hedia, affondata nel Mediterraneo nel marzo 1962?  Ne ha parlato qualche tempo fa Mimmo Franzinelli. Fu una vera e propria Ustica dei mari, morirono 19 italiani e un gallese e recenti ricerche hanno evidenziato che con quel mercantile venivano trasportati clandestinamente verso l’Algeria aiuti per i ribelli del Fronte di Liberazione Nazionale. E potremmo continuare; è proprio la storia della diplomazia parallela che l’Italia condusse nel Mediterraneo che attende ancora di essere conosciuta nella sua interezza.

La nave Hedia, scomparsa nel Mediterraneo il 21 marzo 1962

Volevo arrivare al “Lodo Moro”. Innanzitutto, è esistito o non è esistito? E se si, che ruolo ha assunto?


Il Lodo Moro è una verità storica acclarata. Naturalmente ancora molto materiale documentale dovrà emergere prima di avere un quadro esaustivo, ma sulla esistenza di un patto di non belligeranza tra l’Italia e la galassia palestinese non vi sono più dubbi. Sulla base del materiale oggi disponibile, si evince che i primi contatti tra funzionari dei Servizi segreti italiani e emissari palestinesi avvennero a fine 1972 nell’ambito di una trattativa che portò alla liberazione di due militanti del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina (Fplp) arrestati nel precedente agosto per aver nascosto un ordigno in un mangianastri portato inconsapevolmente su un aereo israeliano da due turiste inglesi.
Fu però con il ritorno di Aldo Moro al ministero degli Esteri nell‘estate 1973 che il patto prese davvero forma. In particolare dopo l’arresto avvenuto a Ostia nel settembre 1973 di 5 palestinesi trovati in possesso di missili Strela che intendevano usare per abbattere un aereo israeliano. Nell’ambito delle complesse trattative che portarono alla loro liberazione (e che coinvolsero anche la Libia) l’Olp si impegnò ufficialmente a non effettuare più azioni di guerra sul suolo italiano. Tuttavia le frange più estremiste della galassia palestinese non accettarono quell’intesa e si resero responsabili della strage di Fiumicino del 17 dicembre 1973. Fu solo dopo quella tragedia che il cosiddetto Lodo Moro cominciò a diventare qualcosa di davvero strutturato e funzionante, grazie soprattutto al fondamentale lavoro di mediazione svolto del colonnello Stefano Giovannone, capo centro Sismi a Beirut, funzionario dei Servizi molto legato a Aldo Moro.

Credi che in futuro, come per esempio ha sostenuto il magistrato Rosario Priore, il Lodo Moro possa consentire di riscrivere parti della storia italiana?


Riscrivere la storia è un’affermazione molto impegnativa. Diciamo che certamente consentirà di rileggere parte della storia della politica estera italiana degli anni settanta. Ti faccio un esempio; il 23 gennaio 1974 Moro di fronte alla Commissione Esteri del Senato pronunciò uno dei suoi discorsi più appassionati in favore dei palestinesi, affermando che essi non stavano cercando assistenza, ma una patria ed era perciò assolutamente necessario che finisse l’occupazione israeliana dei territori. Un intervento che, come dimostrano alcuni dispacci giunti dai nostri ambasciatori dalle capitali arabe, fu molto apprezzato e elogiato in gran parte del Medio Oriente. Con l’apparente paradosso che alcuni giorni dopo, quando Moro si trovava in visita al Cairo, fu lo stesso ministro degli Esteri egiziano, Ismail Fahni, a fargli presente che era andato perfino oltre nel suo sostegno all’Olp e che la questione di una patria per i palestinesi andava affrontata solo quando ci sarebbero state le condizioni opportune. Grazie al materiale documentale di cui oggi disponiamo, possiamo con ragionevole certezza affermare che quel discorso Moro lo pronunciò proprio nel contesto delle trattative riservate di quei giorni e che dovevano portare alla messa a punto definitiva del Lodo. Fu, in qualche modo, un segnale all’universo palestinese della reale disponibilità italiana, al fine di evitare che si potessero ripetere tragedie come quella di Fiumicino del precedente dicembre 1973. Questo è un esempio di cosa intendo quando affermo che i documenti sul Lodo Moro ci possono consentire di avere una ricostruzione più ampia della storia della politica estera italiana. Sono argomenti di cui ti parlo qui in modo sintetico, ma che spero in futuro di poter trattare ampiamente in un saggio specifico.

TRATTO DA:
http://parentesistoriche.altervista.org/le-altre-gladio-e-le-altre-stragi-conversazione-con-giacomo-pacini/

domenica 20 agosto 2017

LA STORIA DIMENTICATA GLI EBREI KHAZARI NAZISMO e Altro

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LA STORIA DIMENTICATA DI UN POPOLO - I KHAZARI / CHAZARI
 Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente. Indro Montanelli

Chi controlla il passato, controlla il futuro.
Chi controlla il presente, controlla il passato . George Orwell, 1984. 
Riflettete un pò sulla prossima domanda : se fra mille anni vi dicessero, oppure non scrivessero nei libri di storia che è esistito un paese in Europa che si chiamava Germania ed inoltre che la seconda guerra mondiale è stata combattuta fra Americani e Unione Sovietica per la spartizione dell'Europa in Patto Atlantico ( Europa occidentale ) e Patto di Varsavia ( Europa dell'Est ) come potreste conoscere la germania nazista, Hitler e/o la storia ebrea ? Sarebbe impossibile, no?! 
Sembra uno scherzo ma questo è quello che è successo per il Popolo Khazaro o Chazaro ( quest'ultimo termine detto all'Italiana ).
Un impero enorme fatto sparire dai libri di storia, forse perchè verità scomoda di una parte del popolo ebreo.
Non sono religioso, ma rispetto chi lo è ed ogni ideologia religiosa, questo post è stato creato nell'interesse del genere umano, affinchè si possa avere un quadro chiaro di quanto accaduto.
Il danno di menzogne così enormi causano il conflitto palestinese e generano un danno anche ai fedeli convinti, sia ebrei che ebrei convertiti, ed a tutti i credenti nel suo complesso.  
Gli autori del più grande inganno della Storia sono il RE ed un Gruppo di uomini vicini al Re, la nobiltà, che dominavano e regnavano nell'impero KHAZARO.

Estensione dell'impero Khazaro:

Per poter comprendere cosa sia in realtà il Sionismo e quali ne siano i reali scopi obbiettivi, è necessario fare un passo indietro nella storia e prendere atto di una verità "scomoda" e troppo a lungo taciuta.
Come hanno avuto il coraggio di ammettere nei loro studi alcuni intellettuali di fede ebraica, tra cui Arthur Koestler, la stragrande maggioranza di quella che oggi viene considerata la popolazione Ebraica mondiale non ha alcun legame storico con la terra di Israele. Essa non discenderebbe, infatti, dall'Israele Bibblico, bensì dall'antico popolo dei Khazari, stanziato già attorno al VII secolo in quella grande regione oggi corrispondente alla Russia meridionale e all'Ucraina, fino alle montagne del caucaso. Si tratta di una grande verità storica sempre accuratamente taciuta dai vertici sionisti, in quanto, come ha apertamente sottolineato Alfred M. Lilienthal, ex funzionario del dipartimento di stato U.S.A., essa rappresenta di fatto "il tallone di Achille di Israele, perchè dimostrerebbe come le rivendicazioni territoriali sioniste sul territorio della palestina non avrebbero in realtà alcun fondamento storico oggettivo.
La maggior parte delle informazioni sui khazari in nostro possesso deriva dall'antica storiografia araba, ebraica, armena e bizzantina, da antiche leggende slave e, soprattutto, dalla notevole quantità di reperti archeologici che questo popolo ci ha lasciato e che ci fornisce molte informazioni sul suo sistema socio - economico e sulle sue crescenze religiose. Sappiamo, ad esempio, che veneravano il fallo e che celebravano riti che prevedevano sacrifici umani. link al rito del BOSCO BOEMO
Come gran parte dei popoli originari delle steppe i Khazari professavano una religione sciamanica basata sul culto di Tingri, il Dio creatore della natura, con alcuni influssi chiaramente derivanti dal confucianesimo. La loro area di stanziamento, però, soprattutto nelle città greche sul Mar Nero e nella zona della crimea era, fin dal periodo precedente alla diaspora, era fortemente abitata da popolazioni ebraiche, tanto che in alcuni distretti, già alla fine del VII° secolo, gli Ebrei formavano la maggioranza della popolazione.
Il nome "Khazar" sembrerebbe derivare dalla radice turca "qaz", che significa "Vagabondare".
Come sottolinea Lawrence M. F. Sudbury, come per le loro origini nomadiche, anche per quanto riguarda tutta la iniziale storia Khazara di stanziamento nell'area a sud dell'odierna Russia, le certezze sono molto poche.
Certamente i Khazari dovevano essere parte dell'impero Gokturk, formato dal clan Ashina dopo la loro vittoria contro gli juan nel 552. Molto probabilmente, quando le guerre tribali portarono alla frantumazione di tale impero e allo sviluppo di numerose confederazioni minori, i Khazari rimasero fedeli agli Ashina, tanto che nel 670 li troviamo in guerra contro i Bulgari, della cui migrazione verso occidente furono probabilmente causa.
E' in questo periodo che i Khazari divengono indipendenti ( pur mantenendo molte delle istituzioni del vecchio impero ) e fondano un loro canato con capitale prima a Balanjar ( oggi identificata con il sito archeologico di Verkhneye Chir-Yurt ), poi, intorno al 720, a Samandar, città costiera del caucaso settentrionale, infine, verso il 750, a Itil ( oggi Atil ), ai margini del Volga, che rimase il centro amministrativo del loro regno per più di 200 anni.
I Khazari arrivarono a controllare un impero esteso e potente che si estendeva per buona parte della Russia e che aveva come naturali confini il Mar Nero, il Mar Caspio, i monti Urali e la catena del caucaso, confinando a sud-ovest con l'impero bizzantino, a Nord-Ovest con la Rus' di Kiev, a Nord con le terre abitate dai Bulgari del Volga ed a Sud-Est con la Persia.
Il khanato di Khazaria era così continuamente attraversato da mercanti norreni, greci, arabi, bulgari e persiani diretti a Nord ed a Ovest e divenne un importante centro economico e politico, luogo di incontro e di reciproco influsso tra lingue, culture e religioni diverse ( Islam, Cristianesimo, Animismo, Ebraismo ).
In questa prima "fase nazionale" i Khazari dovevano già essere divisi nelle due caste dei Khazari Bianchi, guerrieri e nobili con supremazia territoriale e dei Khazari neri, artigiani e commercianti sottomessi ai primi, dovevano già aver adottato il sistema turcomanno di successione monarchica, che prevedeva la presenza di un potere dualistico, con un Re supremo ( Kargan ) e un comandante dell'esercito ( Bek ), e stavano per compiere quello stranissimo processo storico-religioso che li avrebbe resi un unicum nella storia : la conversione di massa all'Ebraismo.
Attorno al 740 D.c., infatti, il Khan ( Re ) Khazaro Bulan si convertì all'Ebraismo, imponendo tale religione a tutte le popolazioni dei suoi domini. Ciò determinò una brusca rottura con il passato, in quanto, sino ad allora, il Khanato Khazaro, oltre ad essere rinominato per ricchezza, era noto per la sua tolleranza religiosa. I Kargan del Khanato, infatti, intrattenevano relazioni commerciali e politiche con tutti i paesi circostanti e permettevano libero culto a chiunque, addirittura lasciando che ogni gruppo religioso basasse il proprio sistema giuridico sui propri dettami religiosi.
Narrano le leggende che BULAN fù spinto a compiere la propria conversione da alcuni sogni e rivelazioni "divine", ma si trattò più verosimilmente, come concordano molti storici, di una mossa politica tesa ad evitare che il suo regno venisse assorbito dal mondo cristiano da una parte e da quello islamico dall'altra. Non dobbiamo dimenticare che l'impero khazaro si trovava chiuso fra due grandi popolazioni in costante crescita: I mussulmani ad est ed i Cristiani ad Ovest.
Entrambe le religioni, pur con numerosi esempi di intolleranza interna, vedevano nell'Ebraismo un predecessore dei propri culti e l'istituzione di uno stato ebraico poteva dunque rappresentare, agli occhi di Bulan, anche un buon espediente per mantenere una specie di neutralità nel grande scontro che stava sviluppandosi.
Per meglio comprendere i motivi alla radice della conversione Khazara, dobbiamo anche tener presente la situazione delle comunità ebraiche che a quel tempo vivevano in quella regione. Gli Ebrei, perseguitati a Bisanzio da Eraclio, Giustiniano I, Giustiniano II, Leone III, e Romano I, in persia dai Sassanidi ( soprattutto dopo la rivolta di Mazdak ) e, successivamente, anche se in forme minori, dagli islamici, cercarono rifugio in massa laddove già esistevano ricche comunità di loro correligionari e notevoli possibilità di instaurare fiorenti commerci.
Questi esuli finirono ben presto per formare, nel contesto del Khanato di Khazaria, una sorta di Elite mercantile che si trovò ad avere stretti contatti con l'aristocrazia locale, favorendone così la conversione.
Sicuramente verso la fine dell'VIII secolo, le famiglie reali Khazare e la nobiltà si erano già convertite in massa all'ebraismo, seguite da buona parte della popolazione. 
Dopo l'830, comunque, l'ebraismo divenne sicuramente religione di stato dal momento che numerosi ritrovamenti numismatici riportano nomi ebraici ( Zaccaria, Isacco, Sabriele, Obbadiah, etc.. ) scelti dai re al momento della loro incoronazione. Sicuramente i Khazari instaurarono strette relazioni con tutte le comunità ebraiche del levante e della Persia, ma anche con comunità più lontane, come testimoniano carteggi tra ebrei khazari ed ebrei spagnoli.
Nell'VIII secolo l'alleanza con Bisanzio divenne sempre più stretta, tanto che quando Giustiniano II, nel 704, venne esiliato a Cherso, scappò in Khazaria e sposò la sorella del Kagan Busir ( sebbene poi, per l'appoggio fornito da questi all'usurpatore Tiberio III, dovette rifugiarsi in Bulgaria ), mentre nel 711 l'imperatore Filippico ebbe proprio i Khazari come maggiori sponsor per la sua ascesa al trono.
L'imperatore Leone III arrivò addirittura a dare in moglie a suo figlio Costantino ( poi Costantino V copronimo ) la principessa Khazara TziTzak e, non a caso, il loro figlio Leone IV passò alla storia con il soprannome di "Leone il Khazaro".

Nel ruolo di "stato cuscinetto" fra Europa ed Asia e fra mondo cristiano ed islamico, in questo periodo, la Khazaria diventa sempre più importante ed internazionalmente riconosciuta per la sua ricchezza, produttività ( moltissimi manufatti khazari sono stati trovati in tutte le aree mediorientali ed in numerosi siti archeologici balcanici ) e per la tolleranza verso qualunque popolazione, tanto da instaurare in tutta l'area caspica quella che passò alla storia come "Pax Khazarica".
Come potè, dunque, accadere che in brevissimo tempo uno stato così potente sparisse praticamente nel nulla ? Le ragioni furono molteplici.
In primo luogo, già alla fine del IX secolo, una guerra civile interna, mossa da tre clan detti "dei Kabari" in alleanza con alcuni clan magiari e in rivolta contro il Bek dell'epoca devastò intere aree del paese prima di essere sedata.
Successivamente una guerra contro i Peceneghi, che si erano ribellati contro il vassallaggio che i Khazari facevano sulle merci che passavono dal loro territorio essendo nel mezzo a importanti vie commerciali.
Ci fù inoltre il distacco sempre più marcato dall'impero romano d'oriente ( Bisanzio ) ed altre guerre, ma la vera causa della vera morte del Khanato ha un nome ben preciso: Rus.
Per placare diverse rivolte interne i khazari decisero nel 960 circa di modificare le alleanze e chiusero le rotte di navigazione sul Volga per tutti i Rus' .
A questo punto, Oleg di Novgorod ( che già aveva tentato incursioni in Khazaria intorno al 940, risultando sempre sconfitto ) e Sviatoslav di Kiev cominciarono una serie impressionante di attacchi ai domini Khazari, spesso portati con l'assenso e l'aiuto di Bisanzio.
Rimasti soli, con continue rivolte di tutti gli alleati ed alcune interne, i Khazari tentarono una disperata resistenza contro le numerosissime bande Rus, ma Sviatoslav riuscì a conquistare le fortezze di Sarkel e Tematarkha nel 965 ed a occupare Itil nel 969, ponendo fine all'impero Khazaro. Un viaggiatore scrisse che ad Itil, dopo l'attacco dei Rus, "non vi rimase neppure un acino d'uva, ne una sola foglia sugli alberi".
In breve i Khazari si dispersero lungo tutta l'area caspico-caucasica e vennero assorbiti dalle altre popolazioni fino a quel momento loro sottomesse.
Ma vi è un secondo interrogativo, per certi versi molto più inquietante ed eblematico del primo, al quale è nostro dovere cercare di trovare delle risposte: è possibile per la storia dimenticare quasi completamente l'esistenza di un popolo ?
Sembrerebbe incredibile, ma per quanto si provi a sfogliare l'indice di un qualsiasi testo scolastico alla ricerca delle vicende del popolo Khazaro e della storia di un impero che, per oltre due secoli, ha influenzato le vicende d'Europa, Asia e Medio Oriente, non se ne trova traccia.
Sembra quasi che, al di fuori di ristrettissimi ambiti accademici e universitari ( prevalentemente dell'Europa dell'Est ), non si debba parlare della storia dei Khazari.
Benchè esista una fiorente letteratura a riguardo ( per chi ha la volontà e la pazienza di consultarla ), certi fatti storici sono sempre stati volutamente fatti passare sotto silenzio, soprattutto sui libri di scuola, perfino in ambito universitario. Perchè si può parlare liberamente dell'impero Macedone, dell'Impero Romano, dell'Impero Ottomano, dell'Impero Bizzantino e non dell'Impero Khazaro ?
La risposta a questo e molti altri interrogativi sta probabilmente nel fatto che le popolazioni del dissolto impero Khazaro, per quanto molte di esse vennero assorbite dall'Orda d'Oro, iniziarono a migrare, diffondendosi principalmente nelle terre slave dell'Europa Centro-Orientale, gettando le basi di quelle che diverranno le principali comunità ebraiche di quelle regioni.
Ciò che storicamente accadde in quel periodo è che il popolo conosciuto da secoli come "Khazaro" divenne il popolo "Ebreo", e da lì iniziò una vera e propria operazione di occultamento della vera origine degli Ebrei europei e venne diffusa una storia artefatta, basata sull'idea che essi fossero gli Ebrei bibblici.
E questa credenza erronea vige ancora oggi agli occhi dell'opinione pubblica internazionale, trovando sorprendentemente più critiche e opposizioni in ambito ebraico, piuttosto che nell'ambito della cultura dei "Gentili", ovvero sia dei non Ebrei.
Vi sono tutti gli elementi per dimostrare che gli Ebrei conosciuti come Askenaziti ( oltre il 90% degli Ebrei del mondo ) discende dai Khazari, mentre gli Ebrei Sefarditi, esigua minoranza ( anche in Israele ), sarebbero gli unici ad avere un origine semitica e medio-orientale.
E' paradossale quindi constatare come il SIONISMO, un movimento ebraico a forte connotati nazionalistici e razzisti, non sia stato creato dai legittimi eredi di RE-SALOMONE, bensì dagli eredi Askenaziti di tribù turcomanne, la cui patria non era il Mar Morto, ma bensì il Mar Caspio.
Il sionismo è stato ufficialmente fondato da Teodor Herzl, un giornalista ebreo Askenazita con cittadinanza Austriaca, nel 1897, con l'obbiettivo di instaurare in palestina un prosaico stato ebraico.  Qui sotto in foto il fondatore del sionismo


Si è però fin dall'inizio dimostrato nei fatti un pericoloso movimento nazionalista Askhenazita, caratterizzato da un marcato razzismo verso le culture dei popoli e delle nazioni non appartenenti alla "civiltà ebraica" in quanto geneticamente e culturalmente non appartenenti al cosiddetto "popolo eletto".
E' stato il movimento sionista a preparare il terreno per la fondazione dello stato di Israele ed a promuovere ed a finanziare la grande migrazione degli Ebrei Europei e Nord-Americani in Palestina. Ed è sempre e comunque il movimento Sionista che detiene ed ha sempre detenuto il potere in Israele, controllandone di fatto la politica e le istituzioni. E' inutile ricordare come in Israele gli Ebrei Sefarditi siano sovente discriminati e considerati cittadini di serie "B", a totale beneficio degli Askhenaziti di origine Europea e Americana. E' questo sarebbe un paese democratico e meritevole di entrare, secondo l'ottica di certi politicanti purtroppo anche Italiani, nell'unione europea ?
Dalle ultime fonti la situazione degli Ebrei sefarditi, gli unici che avrebbero diritto di rivendicare la terra d'Israele, sono addirittura imprigionati e talvolta picchiati quando protestano contro il regime Askhenazita.
Video di forte protesta di Ebrei Sefarditi contro il sionismo qui sotto ;

Aggiornamento del 08/08/2013 - Visto l'attuale vicenda dell'abbasciatore kazako in Italia ripropongo e rispecifico le razze ; le razze del popolo kazaro .
Le razze del popolo kazaro, ai tempi dell'impero, erano due come cito sopra e qui ripropongo : "In questa prima "fase nazionale" i Khazari dovevano già essere divisi nelle due caste dei Khazari Bianchi, guerrieri e nobili con supremazia territoriale e dei Khazari neri, artigiani e commercianti sottomessi ai primi, dovevano già aver adottato il sistema turcomanno di successione monarchica, che prevedeva la presenza di un potere dualistico, con un Re supremo ( Kargan ) e un comandante dell'esercito ( Bek ), e stavano per compiere quello stranissimo processo storico-religioso che li avrebbe resi un unicum nella storia : la conversione di massa all'Ebraismo. Tuttavia dopo il crollo dell'impero e la "diaspora" furono assorbiti dall'orda d'oro di Gengis Khan ..ecco perchè taluni khazari anno anche lineamenti orientali come l'ambasciatore in Italia.
Comunque, continuiamo....
Come sappiamo da molti studiosi, ricercatori ed anche economisti  "gli ebrei" , si notino le virgolette, furono in Europa centrale intermediari e prestatori di denaro; Nel Medioevo l’ebreo era considerato un reietto e un diverso, e pertanto emarginato. 
Era disprezzato dai nobili, che se ne servivano, e odiato dal popolo: in primis, perché la religione identificava in lui il “deicida”, cioè il discendente degli uccisori di Cristo, e poi perché la gente, ignorante e superstiziosa, vedeva in lui l’autore di orrendi misfatti: in tempo di peste l’avvelenatore dei pozzi; il profanatore di ostie consacrate; e l’assassino di bimbi cristiani, il cui sangue si diceva usasse per i suoi riti immondi. 
Ma la verità è che l’ebreo era detestato soprattutto perché svolgeva l’attività di  usuraio.
 A partire dal XII secolo, si assiste, nell’Europa occidentale, a uno straordinario diffondersi di questa nuova attività fra gli ebrei: l’usuraio è di norma un ebreo, e la parola “ebreo” acquista il significato di “usuraio”. Gli ebrei prestano denaro un po’ a tutti : ai governi per i loro eserciti e le loro funzioni, ai nobili per i loro lussi, ma anche alle classi più modeste, artigiani e contadini e perfino alle abbazie e ai conventi.
http://www.villaggiomondiale.it/usuramarchioperebrei.htm 
Nei primi anni del Novecento iniziò a circolare in Europa un misterioso e controverso libro dal titolo “I Protocolli dei Savi Anziani di Sion”. Al suo interno veniva descritto con precisione il piano di conquista del mondo da parte della "comunità ebraica", che si sarebbe dovuto realizzare attraverso il controllo dei punti nevralgici delle moderne società occidentali, quali la finanza, la stampa, l’economia, gli eserciti militari, la morale e la cultura.
LINK AI PROTOCOLLI

Famoso è l'ultimo percorso e/o  CICLO del SERPENTE

 

Questo libro è stato ovviamente contestato e smentito, mentre altri ancora lo ritengono autentico. Io non mi soffermerò su questo concetto ma, dopo più di un secolo, qualsiasi persona può capire se le parole scritte al suo interno fossero corrette o meno, ne mi soffermerò ad incolpare gli ebrei, ne tantomeno ad avvallare stermini e/o ideologie naziste, tanto che le vittime fossero state gli Ebrei e/o i Khazari. 
Dimostrerò anzi come il Nazismo abbia in realtà Vinto la II guerra mondiale e che dietro tutto questo inganno, non ci sono gli Ebrei o dei fedeli "anche khazari convertiti e/o fedeli convinti", ma un manipolo di famiglie eleitarie sin dai tempi di "BABILONIA la grande",  così come veniva citata nella Bibbia e dove in effetti fù registrata la prima forma di usura della storia. 
Dimostrerò che il tutto è stato creato e realizzato per un "piatto" molto più grande, l'instaurazione di un ordine mondiale Dittatoriale, nazista, il nuovo ordine mondiale. Volete un ordine mondiale comunista ? sono la stessa cosa per chi leggera' e capira' cio' che questo post intende dire.

Dopo molti anni viene alla luce un'altro altro fatto inquietante, ossia come Hitler in realtà avesse parte sangue "ebreo", ossia di quella parte di ebrei che io continuerò a chiamare  "Askenaziti - Khazari" per non fare confusione. 
Questo fatto oramai è assodato e conosciuto alla stragrande maggioranza degli studiosi, ( ricordo addirittura che in prima o seconda superiore, - si parla di 20 anni fa' - ce lo disse anche la prof. di Italiano durante una spiegazione circa il libro "se questo e' un uomo" di primo levi ) .
Fatto molto più nascosto invece è come Hitler provenisse in realtà dal sangue di una particolare famiglia Khazara,che insieme ad altre controllava e controlla tutt'ora grandi industrie e parte del sistema bancario Americano, i Rothschild.
I Rothschild, Insieme alla famiglia Rockefeller, finanziarono Hitler fino a guerra inoltrata, le loro aziende produssero sia lo zyklon B, il GAS utilizzato nei campi di sterminio Nazisti, sia un addittivo senza il quale gli aerei Tedeschi non avrebbero potuto Volare. 
Rothschild...che insieme alla famiglia Morgan e diverse altre all'interno degli Stati Uniti (non solo all'interno degli Stati Uniti) hanno una provenienza khazara e ( tornando ancora più indietro ) Askenazita. 


Questa sotto è la storia delle origini di Adolf Hitler :

LA STORIA UFFICIALE E’ UN VELO PER NASCONDERLO : HITLER ERA UN ROTHSCHILD

LA STORIA UFFICIALE E’ UN VELO PER NASCONDERE LA VERITA’ DI CIO’ CHE REALMENTE ACCADE.
Quando il velo viene sollevato, ci accorgiamo non solo che la versione ufficiale è sbagliata, ma che lo è al 100%.
Prendete ad esempio i Rothschild.
Questa famiglia era anticamente nota, tra i tanti nomi, con quello di Bauer, e fu una delle tante famiglie note che praticavano l’occultismo nel MedioEvo Tedesco.
Presero il nome di Rothscild, che significa “Scudo Rosso” o esagramma stella di David, che si trovava sulla loro casa-villa a Francoforte.
La stella di David o Sigillo di Salomone ( prox libro di Dan Brown NdP301) è un antico simbolo esoterico associato poi agli ebrei da quando lo prese Rothschild. Esso non rappresenta alcun riferimento nè a David nè a Salomone, come confermano fonti ebraiche.
I Rothschild sono una delle famiglie dell’Elite degli Illuminati. A capo vi è Guy Rothschild.
Guy R. è uno dei più illustri manipolatori mentali del pianeta, come dimostrato da innumerevoli superstiti, tra cui donne e bambini.
Già sento voci che si levano per accusarmi di “antisemitismo” perchè i Rothschild si proclamano “ebrei”.
Ma sapete che i Rothschild hanno mosso organizzazioni come la Lega Anti Diffamazioni e la B’nai B’rith letteralmente significa “Figli dell’Alleanza” per mettere a tacere questi voci? Non fatemi ridere. Amo gli ebrei come i negri e tutti gli altri, odio viceversa chi sfrutta queste menzogne.
Da notare che queste org. sono di proprietà dei Rothschild, la B’B fu fondata dai Roth nel 1843 per distruggere e diffamare a sua volta chiunque avesse osato condurre oneste ricerche.
Molti dei suoi portavoce hanno apertamente sostenuto che la Guerra civile americana avrebbe portato a condannare i leader neri chiamandoli antisemiti o razzisti. Ogni anno la Lega Antidiffamazioni consegna il premio Torcia della Libertà (tipico simbolo degli Illuminati) a chi ritiene meglio abbia sostenuto il ruolo di suo sostenitore. Un anno fu consegnato a Morris Dalitz, uomo vicino al sindacato del crimine di Mayer Lansky che ha terrorizzato l’America....

MA ALLORA CHI ERA HITLER?
Naturalmente i sentimenti che animano l’accesa condanna nei confronti dei gruppi antisemiti di oggi risale alla persecuzione ebraica ad opera del nazismo e di Adolf Hitler.
Basta fare indagini o sollevare le riserve sui Rothschild o su altri ebrei o organizzazioni per essere bollato come Nazi.
Eppure è stato dimostrato in tanti libri e da un’infinita di studiosi, che Adolf Hitler ed i nazisti sono stati creati e finanziati dai Rothschild.
Furono loro che organizzarono l’ascesa al potere di Hitler attraverso società segrete a capo degli Illuminati presenti in Germania, come la Società Thule, la Società Vril e altre; furono i Rothschild a finanziare Hitler attraverso la Banca d’Inghilterra e altre fonti sono la Banca Kuhn Loeb, che finanziò anche la Rivoluzione Russa. Il cuore della macchina da guerra di Hitler fu il genio chimico I.G.Farben. Anch’egli controllato dai Rothschild tramite società finanziarie, attraverso i valletti dei Warburg.
La Standard Oil dei Warburg gestiva Aushwitz, ma era ufficialmente dei Rockefeller ( l’impero Rockefeller era stato creato, tra gli altri, dai Rothschild ). Essi possedevano anche i mezzi di comunicazione, e così controllavano il flusso di notizie date al pubblico.
Guarda caso le loro proprietà non erano state sfiorate da una bomba in tutta la guerra ! Altre fabbriche lì vicino erano state demolite dai raid aerei.
Quindi dietro la forza di Hitler vi era la mano sapiente dei Rothschild, proprio coloro che nel mondo sostengono la razza ebraica… Gli ebrei sono per loro, come tutto il resto della popolazione, solo bestiame da usare e muovere a proprio vantaggio. Ma attenti, Hitler non poteva appartenere alla famiglia Rothschild perchè ha massacrato quel popolo, insieme a zingari e comunisti e chi non gli piaceva, mentre i Rothschild difendono quel popolo facendone parte, e quindi, mai avrebbero fatto un orrore del genere.
Oh, davvero?
Non solo Hitler fu sostenuto dai Rothschild, ma diverse prove dicono che lui fosse un Rothschild.Tra cui il libro dello psicanalista Walter Langer, The mind of Hitler.
Questo calza a pennello sulla propaganda organizzata dagli Illuminati per spianare la strada al potere ad Adolf Hitler.
Egli venne sostenuto anche dai Windsor ( in realtà casata tedesca dei Sassonia-Coburgo- Gotha ), e tra questi figurava Lord Mountbatten, un Rothschild, un satanista. I dati sul legame tra nazisti-britannici devono ancora emergere del tutto, ma uno studioso di nome Langer ha scritto:
“Il padre di Adolf, Alois Hitler, era figlio illegittimo di Maria Anna Schiklgruber. Si pensava fosse Georg Hiedler. Ma (…)ciò è altamente improbabile(in Austria era saltato fuori un documento)(…)che dimostra che Maria Anna S. fosse a Vienna al momento del concepimento. A quel tempo era la domestica del barone Rothschild. Non appena scoperta la sua gravidanza fu cacciata…e nacque Alois”. Le informazioni di Langer provengono da un alto ufficiale della Gestapo, Hansjurgen Koelher, e furono pubblicate nel 1940 col titolo Inside the Gestapo.
Quel fascicolo scrisse “provocò tanto scompiglio quanto mai prima”. Egli rivelò anche che:
“(…)Attraverso quei fascicoli scoprimmo tramite certificato di nascita, scheda di registrazione della polizia, i protocolli ecc, alcune cose che il cancelliere tedesco riuscì a ricomporre come un puzzle, dandogli una coerenza logica”.
“ Una giovane serva ( la nonna di Hitler ) arrivò a Vienna e divenne domestica presso alcune delle famiglie più potenti e ricche di Vienna. Ma, sfortunata, venne sedotta e abbandonata mentre aspettava un bambino e venne rispedita al villaggio natale…
Qual era la famiglia viennese presso cui lavorava? Non era una domanda poi così difficile.
A Vienna era già da tempo in funzione un registratore obbligatorio presso il commissariato di polizia, ella lavorava presso i…Rothschild (ma dai!? ) e il nonno ignoto di Hitler doveva trovarsi in quella casa. Il fascicolo Dolfuss si fermava a questa osservazione”.
Forse Hitler era così determinato a conquistare l’Austria per distruggere ogni traccia del suo retaggio ?
“Mi pare che Hitler conoscesse le sue origini ancor prima di diventare Cancelliere"
Come suo padre, quando il gioco si fece duro, si trasferì a Vienna; poco dopo la morte della madre nel dicembre 1907, Adolf partì per Vienna. Pare che là abbia fatto perdere ogni sua traccia per 10 mesi! Ciò che fece in quel periodo è un mistero, ma noi possiamo presupporre che si fosse intrattenuto a conoscere i suoi cugini e per valutare il suo potenziale in vista di future eventuali imprese”.
Philip Eugene de Rothschild, sostiene di essere un discendente dei Roth come lo fu Hitler o altre migliaia di persone cresciute e allevate da essi, prima di essere affidati a famiglie di facciata, al fine di ricoprire posizioni di privilegio sotto falso nome e illegittimamente.
Ma quale dei Rothschild era il nonno di Hitler?
Alois, il padre nacque nel 1837 nel periodo in cui Salomon Mayer era l’unico Rothschild che viveva a Vienna. Persino la moglie era tornata a Francoforte dopo il fallimento del loro matrimonio.
Il loro figlio, Anselm Salomon, trascorse la maggior parte della sua vita lavorativa tra Parigi e Francoforte, lontano da Vienna e dal padre.
Così, il vecchio e solo Salomon Mayer Rothschild è il sospettato numero 1.
E Hermann von Goldschmidt, figlio di un impiegato di Salomon Mayer, scrisse un libro pubblicato nel 1917, che riporta a proposito si Solomon: “…dal 1840 aveva sviluppato un particolare entusiasmo per le giovinette”…e…”aveva una passione lasciva per le bambine, e le sue avventure con loro furono messe a tacere dalla polizia”.
La nonna di Hitler era una giovane ragazza che lavorava sotto quello stesso tetto e che divenne ben presto oggetto delle attenzioni e voglie di Mr Salomon. e rimase incinta proprio mentre era in servizio in quella casa.
Suo nipote divenne cancelliere tedesco, grazie all’appoggio finanziario dei Rothschild, e diede inizio alla Seconda Guerra Mondiale che fu così centrale per il piano globale degli Illuminati.

Sotto un video già inserito nel post "la moneta come debito"  che qui ripropongo, inizia con il parlare delle guerre di chi le ha create e di chi ci ha giovato in larga parte, ossia "chi emette denaro e non tanto le multinazionali delle armi",  per finire poi ai finanziamenti ed agli aiuti ad Hitler. 

Se volete inoltre approfondire la questione sotto ho inserito un libro scritto da un autore Argentino, Walter Graziano intitolato HITLER HA VINTO LA GUERRA :


Il libro di Walter Graziano :

Hitler ha vinto la guerra è un libro scritto da Walter Graziano, economista argentino, nel 2004, tre anni dopo l’11 settembre 2001.
Graziano constata come gli stessi gruppi di potere che influenzavano le scelte politiche ed economiche degli Stati durante il Terzo Reich Nazista siano in realtà gli stessi che influenzano le scelte degli Stati odierni. Insomma, settant’anni passati invano. LINK


Altro libro ed altra cosa sconosciuta alla maggior parte della gente è come durante la seconda guerra mondiale nell'esercito di HITLER, nonostante l'olocausto, vi fosserò 150.000 soldati "ebrei" molti dei quali anche ai vertici militari del III Reich, ebrei Askenaziti ? 
Penso proprio di si !!
Il libro Si intitola "Quei 150.000 soldati Ebrei di Hitler". Sconvolgente libro dello storico Ebreo Bryan Mark Rigg. 

Quello che intendo dire è che dietro la seconda guerra mondiale e dietro soprattutto alla questione ebrea è stata orchestrata una grande truffa da persone, "l'elite dominante" di gran parte di provenienza Khazara, trasversale a qualsiasi religione, nazione e/o credo politico di destra o di sinistra.
Coloro che hanno organizzato questa truffa e che con tutta probabilità hanno scritto i "Protocolli Dei Savi di Sion" hanno un unico scopo, il dominio sull'intero pianeta, qualsiasi siano i mezzi con il quale raggiungeranno tale scopo.
In tal senso la religione Ebrea stessa ne è vittima, così come i fedeli convinti anche se convertiti e soprattutto quasi tutti ( almeno il 95%) IGNARI di tutto questo; i carnefici dell'olocausto non sono altro che le famiglie dominanti e/o nobiltà degli Askenaziti ( Khazari ) che hanno usato la religione Ebrea allo scopo di creare confusione e di ottenere la nascita dello stato di ISRAELE e delle NAZIONI UNITE.
Un piano attentamente orchestrato, Un pò come l'auto-attentato delle Torri Gemelle e/o Twin Towers ( Link al video di Massimo Mazzucco,  11 Settembre Inganno Globale ) che è servito all'elite per inasprire i controlli in tutto il mondo e negli stessi Stati Uniti a tutta la popolazione. Tutto questo per dichiarare guerra al Terrorismo, una guerra che può essere combattuta volendo in qualsiasi paese e che non può mai essere vinta, ma solo appunto combattuta.
E' il famoso Problema - Reazione - Soluzione di  hegeliana Memoria
Creare un o IL Problema, Causare una Reazione della gente, "Offrire" una Soluzione , in tal caso una guerra continua ad un nemico "invisibile" che non è circoscritto in un territorio, può essere anche dentro qualsiasi nazione, un nemico che.... puoi essere anche tu ! un nemico per il quale è necessario sempre di più il controllo con telecamere,  passaporto con microchip, leggi proibitive e moltissime limitazioni alle vostre libertà.

Per capire ciò che intendo dire basta riguardare il video sopra, specialmente nella parte finale, quando Hitler annuncia la GESTAPO .
Poi, quale copertura migliore per nascondere i propri intenti se non quella di farsi passare per vittime quando i veri carnefici sono stati loro poichè coperti da un inganno storico ?
Inoltre adesso, dopo la seconda guerra mondiale, vai a toccare gli Ebrei...o MEGLIO, coloro che sono voluti passare per tali dopo l'inganno storico !
Chi parla contro e/o male di Israele è Nazista, l'accusa che l'elite ed i Media hanno creato ad HoC ... ( Media dall'elite controllati )
Perchè l'inganno fosse completo, Hitler ed i suoi seguaci si misero anche a stampare denaro, o almeno questo è quello che vollero far passare, "senza prenderlo in prestito dal COMPLOTTO GIUDAICO - MASSONICO" .
Nella realtà invece, come abbiamo visto, ne erano DENTRO FINO AL COLLO, se non di più...
Che BRAVI, i SAVI di SION, hanno giocato di anticipo, ( fra l'altro è scritto fra le righe dei PROTOCOLLI che avrebbero fregato il mondo con l'astuzia e lo avrebbero diviso ).
Probabilmente avevano previsto o meglio, hanno Voluto far sapere in questi ultimi anni circa l'inganno dell'emissione monetaria . Un altra ipotesi è invece che avessero temuto che la verità venisse fuori, tanto da doverne trovare la scappatoia ....
Secondo il mio parere non è affatto una scappatoia, hanno proprio voluto che ciò si verificasse, ossia che la gente si rendesse conto della truffa sull'emissione monetaria, in modo da "armare il mondo contro gli Ebrei" o almeno per far rifiorire certi Odi Nazionalisti o Nazisti al grido...
Gli Ebrei SONO USURAI  !!!

Bravi, veramente bravi, loro.... Hitler = ROTSCHILD, che sono stati finanziati da famiglie "Ebree" ( ops..dell'elite khazara-Askhenazita ), per non parlare degli armamenti e degli addittivi per gli aerei !!! Bell'astuzia e bell'inganno ! ...proprio loro che tutto ciò, hanno voluto...
Il video che aggiungo sotto la dice lunga di quanto la storia sia da correggere Visto che sembra proprio che siano stati "ebrei massoni askenaziti" ad alimentare ed ha dichiarare il boicottaggio e la guerra alla GERMANIA di HITLER e la dice lunga anche sulla questione che ho appena parlato sopra.
Gli autori del video infatti ( si evince anche dal filmato sotto ) avvalorano la TESI ....Volutamente PLAGIATA e SOPRATTUTTO VOLUTA dagli stessi responsabili ASKHENAZITI, che Hitler venne boicottato dall'ebraismo internazionale perchè si era messo ad emettere moneta sovrana andando ovviamente contro gli interessi dei BANKSTER "Ebrei" ( ebrei sempre fra virgolette ).
Ecco il Video, con il riferimento di un giornale Inglese del 1933.



Volendo narrare tutta la storia, dai Khazari al nazismo e un pò di tutta la seconda guerra mondiale per rivedere, ampliare e/o correggere tutti i dati storici in nostro possesso, credo che dobbiamo sempre più prendere in considerazione ciò che molti studiosi ed infine anche giornalisti e scrittori abbiano scoperto e vadano dicendo da moltissimi anni.
HITLER non si suicidò insieme ad Eva Braun in un Bunker a fine guerra ma scappò in Argentina e morì circa nel 1962. 

Ritorniamo al giorno prima della fine. Adolf Hitler e la compagna Eva Braun, divenuta sua moglie il 29 Aprile 1945, attendono la conclusione della guerra nel bunker e pochi mesi dopo, tra il luglio ed agosto dello stesso anno quando le speranze dei nazisti venivano vanificate dalla vasta offensiva alleata, il Führer con non più di sette persone giungono a bordo di un sommergibile che, scortati da latri due, lasciano l’Europa devastata dal conflitto e si dirigono alla piccola baia di Caleta de Los Loros, in Argentina, in cui tutti e tre i sottomarini vennero volutamente affondati per far sparire ogni traccia.
Il maggior teorico del complotto, lo scrittore Abel Basti, sostiene che dopo i suddetti eventi, Hitler e la Braun una volta raggiunta la costa sudamericana intrapresero un viaggio già da tempo programmato dai maggiori gerarchi nazisti ossia Mengele, Bormann ed Eichmann, attraverso le province di Cordoba, Buenos Aires, Mendoza e La Roja, per andare ad abitare poi per diversi anni presso una fattoria vicino alla città di Bariloche, sulle sponde di un lago praticamente inaccessibile ai più, una zona in cui si nascosero, questo con assoluta certezza, decine di ex gerarchi nazisti.
Ma tutta questa storia è il frutto della fantasia dell’autore o il risultato di un’accurata indagine?
A sostegno di questa inquietante teoria vi sono le testimonianze di persone che lavoravano come domestici o che frequentavano la casa presso la quale Hitler e sua moglie trovarono ospitalità. Per certo si sa infatti che in un piccolo villaggio chiamato La Falda vivevano Walter e Ida Eickhorn, i maggiori diffusori del nazionalsocialismo in territorio argentino; nella loro casa lavorò per tantissimo tempo la domestica Catalina Gamero, la quale sostiene che nel 1949 abbia servito Hitler in persona presso un piccolo albergo in cui il dittatore soggiornò per pochi giorni prima di trasferirsi insieme alla moglie in una nuova casa costruita dagli stessi Eickhorn sulla collina Pan de Asucar. A confermare queste sconvolgenti ed inquietanti affermazioni ci sono le dichiarazioni del giardiniere dei coniugi Eickhorn, in realtà un agente infiltrato dell’FBI il quale sostenne più volte che gli Eickhorn, già nel luglio 1945, si stessero preparando per accogliere il Führer nella propria dimora.
Quello che è rende possibile pensare alla veridicità di queste ipotesi è la sicura l’accondiscendenza che si sarebbe potuta incontrare presso il dittatore argentino filo-nazista Peron che mirava ad imitare il modello tedesco (proprio vicino alla città di Bariloche, infatti, si trova un sito di studio sul nucleare affidato da Peron ad un ricercatore ex-nazista).
Proseguendo nella storia, quindi, dopo aver soggiornato nella casa, le possibili varianti si dividono: secondo una prima versione Hitler sarebbe deceduto nella stessa per morte naturale nell’anno 1956, secondo un’altra versione verso la metà degli anni ’60 Hitler si traferì nel vicino Paraguay godendo della protezione del dittatore Alfredo Strenser, noto per la sua fanatica ammirazione nei confronti del capo del Terzo Reich, per poi morire pochi mesi più tardi.

A sostegno del fatto che Hitler possa essere sopravissuto, inoltre, il fatto praticamente accertato che i Russi, quando irruppero nel presunto bunker in cui il Führer si sarebbe suicidato, trovarono solo un corpo carbonizzato, non facilmente identificabile, che attribuirono ad Hitler per la presunta corrispondenza delle arcate dentarie e la somiglianza dei tratti somatici. A molti, a questo punto, verrà da chiedersi: e se si trattasse di un’enorme bugia e veramente Hitler usò un sosia per la messinscena della sua morte ?
Ultimamente anche scrittori Inglesi avvallano questa ipotesi : IL LINK

Non a caso, appena finita la seconda guerra mondiale e più precisamente nel 1948, uscì un libro oggi molto raro, di uno scrittore  chiamato Darius Caasy, intitolato : La distruzione del Mondo ? Hitler Prepara...


Caasy Darius, La distruzione del mondo? Hitler prepara..., collana Servizi Sensazionali, Edizioni Rores, Roma, 1948. 180 pagg. Contiene 12 riproduzioni fotografiche in b/n. 


"Darius Caasy, giornalista che si è fatto conoscere in Italia per alcuni suoi articoli sensazionali pubblicati su quotidiani, si è dedicato particolarmente allo svolgimento di 'servizi speciali' conducendo inchieste internazionali tra le quali, ultimi in ordine di tempo, quella sulla preparazione bellica russa e americana nelle regioni artiche in previsione di un terzo conflitto mondiale. In questo volume che esce nella collana 'Servizi sensazionali', l'Autore dimostra come nella seconda guerra mondiale le nazioni in lotta abbiano tutte teso allo stesso scopo: imporre una egemonia politico-economica. Dimostra, altresì, come i nazisti, avendo preventivamente comtemplata* la possibilità di una sconfitta nella seconda guerra mondiale, abbiano apprestato uomini e mezzi per preparare, con una adeguata organizzazione, una clamorosa rivincita realizzando un piano che, come annunciato dalle profezie, potrebbe portare alla distruzione del mondo. Dimostrato infine che Hitler è vivo, Darius Caasy ritiene che egli sia il 'capo occulto' dell'azione clandestina. 
Il passaggio dei bolidi, delle sfere volanti, dei dischi, delle luci azzurre nei cieli d'Europa e d'America, la comparsa misteriosa di aerei e razzi subacquei come pure certi strani fenomeni constatati, sarebbero i segni rivelatori e misteriosi che tengono in allarme le polizie dei vari paesi. Una descrizione dell'attività clandestina, dei piani tenebrosi e delle città segrete, completano il libro con il quale l'Autore si prefigge, con una terrificante descrizione di una apocalittica probabilità, di richiamare l'attenzione sulla necessità di una giusta e definitiva pace fra vinti e vincitori, che impedisca lo sviluppo di desideri di vendetta e uccida l'odio"

* " secondo me non era stata contemplata la possibilità di una sconfitta, era stata proprio prevista "
Qui sopra si cita e si entra anche in una vicenda ancora più complessa, quella dei Fliegender Scheiben, i dischi volanti di Hitler, le teorie della  "Svastica sul Sole" che si intrecciano ad altre cose, dichiaratamente CONFERMATE, quali il Progetto PIPERCLIP Americano, con il quale molti scienziati nazisti vennero salvati dai servizi segreti Americani e portati negli Stati Uniti onde sfruttarne le conoscenze. 

Cose che anticiperò con due miei video, per poi seguire nel ragionamento e nel dibattito.
Attenzione !! VIDEO BLOCCATO IN TUTTO IL MONDO... DOPO AVER MESSO PER DIVERSO TEMPO SU YOUTUBE IL VIDEO CHE VEDRETE TRAMITE UN LINK ESTERNO QUI SOTTO, TALE VIDEO E' DIVENUTO BLOCCATO PER YOUTUBE
LA SCUSA E' DEL COPYRIGHT PER LA "FOX" PERCHE' ALL'INTERNO DEL VIDEO HO INSERITO UN PICCOLO TRAILER DA " X-FILES" di circa 4/5 minuti. 
HO PROVATO A RIDURLO A 2 MINUTI , UGUALE !! VIDEO BLOCCATO IN TUTTO IL MONDO !!
CERCATE SU YOUTUBE..."X-FILES" e VEDRETE QUANTI FILMATI VI ESCONO CHE NON SONO STATI BLOCCATI !
Cmq IL LINK ESTERNO SU ... VIMEO ECCOLO QUI : FILMATO " AI CONFINI DELLA REALTA' "

SECONDO VIDEO : Bloccato in alcuni paesi ma per fortuna questo me lo hanno lasciato . Questo video e' da vedere dopo il primo e parla della storia dei Khazari e dei Protocolli dei Savi di Sion . 



Foto Sotto : La prima foto sotto mostra tutti gli scenziati Nazisti portati in USA dopo la II Guerra Mondiale ( Project PiperClip ) ...mentre la seconda immagine rappresenta una Base Americana ( di S. Diego ) con la forma di Svastica e fù costruita NEL 1963 . Non visibile all'epoca tramite google earth ed ovviamente non visibile dagli aerei civili.
Le foto sono presenti anche nei filmati .
Piper Clip Project ( Il 7° da destra in basso è Wernher von Braun )

Base Americana  S. Diego


Se avete visto il Video sopra, quello intitolato "Ai Confini della Realtà", verso la fine del filmato un giornalista storico in una trasmissione di Rai 3 di almeno 10 anni fà parla del famoso libro di Darius Caasy, La Distruzione del Mondo ? Hitler prepara.... e di come l'elite / Hitler e/o chi per esso stessero realizzando città e tunnel sotterranei collegati da Velivoli Poco Extra ma Molto Terrestri, ebbene;
Dopo moltissimi anni David Icke nei suoi libri scritti attorno all'anno 2000 parla di queste città sotterranee di cui una è divenuta per così dire "famosa" ..l'area 51, nonchè dei vari collegamenti che esisterebbero fra città e città.
Per chi voglia i link per maggiori informazioni eccoli qua sotto; è da tenere presente che ogni riferimento ai siti è puramente casuale e che ci possono essere siti migliori sull'argomento trattato, inoltre sembra che tali basi siano presenti non solo in USA, ma in varie parti del mondo e sono collegate fra di loro ;
P.s.
Per il sottoscritto è puro riferimento casuale che nei vari siti e/o video ci sia la data del 2012,non perchè stò scrivendo questo post nel 2013. Su questo argomento credo che nessuno possa sapere IL SE e/o IL Quando, e SOPRATTUTTO IL SE , se accade un evento come quello che era stato ingiustamente paventato per il 21-12- 2012 .
Dalla mia conoscenza sull'argomento "Apocalisse" sembra che la data del 21/12/2012 fosse solo l'inizio di quel capitolo della bibbia chiamato appunto "Apocalisse"
Tuttavia Apocalisse significa "Rivelazione" e non necessariamente dovrà essere una fine e/o una distruzione, tutto dipende dal genere umano e/o dalla singola persona; saremo ciò che pensiamo di essere ed andremo nella direzione che vogliamo; discorso lungo che qui evito...
Ecco qui comunque ecco due link... "si trova anche di meglio" ma è solo per rammentare o far presente la questione dei tunnel e delle basi...
link...
http://dioni.altervista.org/DUMB.html



http://lo-spirito-del-tempo.blogspot.it/2013/03/la-storia-dimenticata-gli-ebrei-khazari_17.html?m=1