giovedì 27 aprile 2017

Pansa: tutte le falsità sulla Resistenza



Gli anniversari dovrebbero essere aboliti. Soprattutto quando celebrano un evento politico che si presta a una giostra di opinioni non condivise. Accade così per il settantesimo del 25 aprile 1945, la festa della Liberazione.  Una cerimonia che suscita ancora contrasti, giudizi incattiviti e tanta retorica. A volte un mare di retorica, uno tsunami strapieno anche di bugie e di omissioni dettate dall' opportunismo politico. Per rendersene conto basta sfogliare i quotidiani e i settimanali di questa fine di aprile. È da decenni che studio e scrivo della nostra guerra civile. Ma non avevo mai visto il serraglio di oggi. Una fiera dove tutto si confonde. Dove imperano le menzogne, le reticenze, le pagliacciate, le caricature. È vero che siamo una nazione in declino e che ha perso la dignità di se stessa. Però il troppo è troppo.
Per non essere soffocato dalla cianfrusaglia, adesso proverò a rammentare qualche verità impossibile da scordare. La prima è che la guerra civile conclusa nel 1945, ma con molte code sanguinose sino al 1948, fu un conflitto fra due minoranze. Erano pochi i giovani che scelsero di fare i partigiani e i giovani che decisero di combattere l' ultima battaglia di Mussolini. Il «popolo in lotta» tanto vantato da Luigi Longo, leader delle Garibaldi, non è mai esistito. A perdere furono i ragazzi di Salò, i figli dell' Aquila repubblicana. Ma a vincere non furono quelli che avevano preso la strada opposta. L' Italia non venne liberata da loro. Se il fascismo fu sconfitto lo dobbiamo ad altri giovani che non sapevano quasi nulla di un Paese che dal 1922 aveva obbedito al Duce e l' aveva seguito in una guerra sbagliata, combattuta su troppi fronti. La vittoria e la libertà ci vennero donate dalle migliaia di ragazzi americani, inglesi, francesi, canadesi, australiani, brasiliani, neozelandesi, persino indiani, caduti sul fronte italiano. E dai militari della Brigata Ebraica, che oggi una sinistra ottusa vorrebbe escludere dalla festa del 25 aprile.
Gli stranieri e gli italiani si trovarono alle prese con una guerra civile segnata da una ferocia senza limiti. Qualcuno ha scritto che la guerra civile è una malattia mentale che obbliga a combattere contro se stessi. E svela l' animo bestiale degli esseri umani. Tutti gli attori di quella tragedia potevano cadere in un abisso infernale. Molti lo hanno evitato. Molti no. Eccidi, torture, violenze indicibili non sono stati compiuti soltanto dai nazisti e dai fascisti. Anche i partigiani si sono rivelati diavoli in terra.
In un libro di memorie scritto da un comandante garibaldino e pubblicato dall' Istituto per la storia della Resistenza di Vercelli, ho trovato la descrizione di un delitto da film horror. Una banda comunista, stanziata in Valsesia, aveva catturato due ragazze fasciste, forse ausiliarie. E le giustiziò infilando nella loro vagina due bombe a mano, poi fatte esplodere.
La ferocia insita nell' animo umano era accentuata dalla faziosità ideologica. La grande maggioranza delle bande partigiane apparteneva alle Garibaldi, la struttura creata dal Pci e comandata da Longo e da Pietro Secchia. È una verità consolidata che tra le opzioni del partito di Palmiro Togliatti ci fosse anche quella della svolta rivoluzionaria. Dopo la Liberazione sarebbe iniziata un' altra guerra. Con l' obiettivo di fare dell' Italia l' Ungheria del Mediterraneo, un Paese satellite dell' Unione Sovietica.
I comunisti potevano essere più carogne dei fascisti e dei nazisti? No, perché chi imbraccia un' arma per affermare un progetto totalitario, nero o rosso che sia, è sempre pronto a tutto. Ma esiste un fatto difficile da smentire: le stragi interne alla Resistenza, partigiani che uccidono altri partigiani, sono tutte opera di mandanti ed esecutori legati al Pci.
La strage più nota è quella di Porzûs, sul confine orientale, a 18 chilometri da Udine. Nel pomeriggio del 7 febbraio 1945, un centinaio di garibaldini assalgono il comando della Osoppo, una formazione di militari, cattolici, monarchici, uomini legati al Partito d' Azione e ragazzi apolitici. Quattro partigiani e una ragazza vengono soppressi subito. Altri sedici sono catturati e tutti, tranne due che passano con la Garibaldi, saranno ammazzati dall' 8 al 14 febbraio. Un assassinio al rallentatore che diventa una forma di tortura.
In totale, 19 vittime.
La strage ha un responsabile: Mario Toffanin, detto "Giacca", 32 anni, già operaio nei cantieri navali di Monfalcone, un guerrigliero brutale e un comunista di marmo. Ha due idoli: Stalin e il maresciallo Tito. Considera la guerriglia spietata il primo passo della rivoluzione proletaria. Ma l' assalto e la strage gli erano stati suggeriti da un dirigente della Federazione del Pci di Udine. Di lui si conosce il nome e l' estremismo da ultrà che gioca con le vite degli altri.
È quasi inutile rievocare le imprese di Franco Moranino, "Gemisto", il ras comunista del Biellese. Un sanguinario che arrivò a uccidere i membri di una missione alleata. E poi fece sopprimere le mogli di due di loro, poiché sospettavano che i mariti non fossero mai giunti in Svizzera, come sosteneva "Gemisto". Il Pci di Togliatti difese sempre Moranino e lo portò per due volte a Montecitorio e una al Senato. Anche lui come "Giacca" morì nel suo letto.
Tra le imprese criminali dei partigiani rossi è famoso il campo di concentramento di Bogli, una frazione di Ottone, in provincia di Piacenza, a mille metri di altezza sull' Appennino. Dipendeva dal comando della Sesta Zona ligure ed era stato affidato a un garibaldino che oggi definiremmo un serial killer. Tra l' estate e l' autunno del 1944 qui vennero torturati e uccisi molti prigionieri fascisti. Le donne venivano stuprate e poi ammazzate. Soltanto qualcuno sfuggì alla morte e dopo la fine della guerra raccontò i sadismi sofferti.
A volte erano dirigenti rossi di prima fila a decidere delitti eccellenti. Le vittime avevano comandato formazioni garibaldine, ma si rifiutavano di obbedire ai commissari politici comunisti. Di solito questi crimini venivano mascherati da eventi banali o da episodi di guerriglia.
Uno di questi comandanti, Franco Anselmi, "Marco", il pioniere della Resistenza sull' Appennino tortonese, dopo una serie di traversie dovute ai contrasti con esponenti del Pci, fu costretto ad andarsene nell' Oltrepò pavese.
Morì l' ultimo giorno di guerra, il 26 aprile 1945, a Casteggio per una raffica sparata non si seppe mai da chi.
Negli anni Sessanta, andai a lavorare al Giorno, diretto da Italo Pietra che era stato il comandante partigiano dell' Oltrepò. Sapeva tutto del Pci combattente, della sua doppiezza, dei suoi misteri.
Quando gli chiesi della fine di Anselmi, mi regalò un' occhiata ironica. E disse: «Vuoi un consiglio? Non domandarti nulla. Anselmi è morto da vent' anni. Lasciamolo riposare in pace».
Un' altra fine carica di mistero fu quella di Aldo Gastaldi, "Bisagno", il numero uno dei partigiani in Liguria. Era stato uno dei primi a darsi alla macchia nell' ottobre 1943, a 22 anni. Cattolico, sembrava un ragazzo dell' oratorio con il mitragliatore a tracolla, coraggioso e altruista. Divenne il comandante della III Divisione Garibaldi Cichero, la più forte nella regione. Era sempre guardato a vista dalla rete dei commissari comunisti della sua zona.
Nel febbraio 1945, il Pci cercò di togliergli il comando della Cichero, ma non ci riuscì. Alla fine di marzo Bisagno chiese al comando generale del Corpo volontari della libertà di abolire la figura del commissario politico. E quando Genova venne liberata, cercò di opporsi alle mattanze indiscriminate dei fascisti.
Non trascorse neppure un mese e il 21 maggio 1945 Bisagno morì in un incidente stradale dai tanti lati oscuri. In settembre avrebbe compiuto 24 anni. Ancora oggi a Genova molti ritengono che sia stato vittima di un delitto. Sulla sua fine esiste una sola certezza.
Con lui spariva l' unico comandante partigiano in grado di fermare in Liguria un' insurrezione comunista diretta a conquistare il potere. Scommetto mille euro che nessuno dei due verrà ricordato nelle cerimonie previste un po' dovunque. Al loro posto si farà un gran parlare delle cosiddette Repubbliche partigiane. Erano territori conquistati per un tempo breve dai partigiani e presto perduti sotto l' offensiva dei tedeschi. Le più note sono quelle di Montefiorino, dell' Ossola e di Alba.
Nel 1944, Montefiorino, in provincia di Modena, contava novemila abitanti. Con i quattro comuni confinanti si arrivava a trentamila persone. L' area venne abbandonata dai tedeschi e i partigiani delle Garibaldi vi entrarono il 17 giugno. La repubblica durò sino al 31 luglio, appena 45 giorni. Fu un trionfo di bandiere rosse, con decine di scritte murali che inneggiavano a Stalin e all' Unione Sovietica.
Vi dominava l' indisciplina più totale. Al vertice c' era il Commissariato politico, composto soltanto da comunisti. Il caos ebbe anche un lato oscuro: le carceri per i fascisti, le torture, le esecuzioni di militari repubblicani e di civili.
Ma nessuno si preoccupava di difendere la repubblica. Infatti i tedeschi la riconquistarono con facilità.
La repubblica dell' Ossola nacque e morì nel giro di 33 giorni, fra il settembre e l' ottobre del 1944. Era una zona bianca, presidiata da partigiani autonomi o cattolici. E incontrò subito l' ostilità delle formazioni rosse. Cino Moscatelli, il più famoso dei comandanti comunisti, scrisse beffardo: «A Domodossola c' è un sacco di brava gente appena arrivata dalla Svizzera che ora vuole creare per forza un governino pur di essere loro stessi dei ministrini».
La repubblica di Alba venne descritta così dal grande Beppe Fenoglio, partigiano autonomo: «Alba la presero in duemila il 10 ottobre e la persero in duecento il 2 novembre 1944». Durata dell' esperimento: 23 giorni, conclusi da una fuga generale. Sentiamo ancora Fenoglio: «Fu la più selvaggia parata della storia moderna: soltanto di divise ce n' era per cento carnevali. Fece impressione quel partigiano semplice che passò rivestito dell' uniforme di gala di colonnello d' artiglieria, con intorno alla vita il cinturone rossonero dei pompieri...».
In realtà la guerra civile fu di sangue e di fuoco. Con migliaia di morti da una parte e dall' altra. Dopo il 25 aprile ebbe inizio un' altra epoca altrettanto feroce. L' ho descritta nel libro che mi rende più orgoglioso fra i tanti che ho pubblicato: Il sangue dei vinti. Stampato da un editore senza paura: la Sperling e Kupfer di Tiziano Barbieri. Un buon lavoro professionale. Dal 2003 a oggi, nessuna smentita, nessuna querela, ventimila lettere di consenso, una diffusione record. Ma le tante sinistre andarono in tilt. E diedero fuori di matto.
Più lettori conquistavo, più venivo linciato sulla carta stampata, alla radio, in tivù. Mi piace ricordare l' accusa più ridicola: l' aver scritto quel libro per compiacere Silvio Berlusconi e ottenere dal Cavaliere la direzione del Corriere della Sera. Potrei mettere insieme un altro libro per raccontare quello che mi successe. Qui preferisco ricordare i più accaniti tra i miei detrattori: Giorgio Bocca, Sandro Curzi, Angelo d' Orsi, Sergio Luzzatto, Giovanni De Luna, Furio Colombo, qualche firma dell' Unità, varie eccellenze dell' Anpi, del Pci e di Rifondazione comunista.
Tutti erano mossi dalle ragioni più diverse. Se ci ripenso sorrido.
La meno grottesca riguarda l' ambiente legato al vecchio Pci. Dopo la caduta del Muro di Berlino e la svolta di Achille Occhetto nel 1989, gli restava poco da mordere.
Si sono aggrappati alla Resistenza.
E hanno inventato uno slogan. Dice: la Resistenza è stata comunista, dunque chi offende il Pci offende la Resistenza. Oppure: chi offende la Resistenza offende il Pci e gli eredi delle Botteghe oscure.
Ecco un' altra delle menzogne spacciate ogni 25 aprile. Insieme alla bugia delle bugie, quella che dice: le grandi città dell' Italia del nord insorsero contro i tedeschi e li sconfissero anche nell' ultima battaglia. Non è vero. La Wehrmacht se ne andò da sola, tentando di arrivare in Germania. In casa nostra non ci fu nessuna Varsavia, la capitale polacca che si ribellò a Hitler tra l' agosto e il settembre 1944. E divenne un cumulo di macerie. In Italia le uniche macerie furono quelle causate dai bombardamenti degli aerei alleati.
Che cosa resta di tutto questo?
Di certo il rispetto per i caduti su entrambe le parti. Ma anche qualcos' altro. Quando viaggio in auto per l' Italia, rimango sempre stupito dalla solitaria immensità del paesaggio. Anche nel 2015 presenta grandi spazi vuoti, territori intatti, mai violati dal cemento.
È allora che ripenso ai pochi partigiani veri e ai figli dell' Aquila fascista. E mi domando se avrei avuto il loro stesso coraggio se fossi stato un giovane di vent' anni e non un bambino. Si gettavano alle spalle tutto, la famiglia, gli studi, l' amore di una ragazza, per entrare in un mondo alieno, feroce e sconosciuto. Erano formiche senza paura e pronte a morire. L' Italia di oggi merita ancora quei figli, rossi, neri, bianchi? Ritengo di no.

di Giampaolo Pansa

TRATTO DA:
http://www.liberoquotidiano.it/news/opinioni/11782562/Pansa--tutte-le-falsita-sulla.html

L’EURO, IL DENARO CHE USIAMO, E’ PRIVATO!

di Jacopo Cioni

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State buoni, si lo so che molti che leggono hanno ben chiaro ciò che scriverò, spero che il messaggio arrivi a qualcuno che questi concetti non ha ben chiari.
Quando si dialoga con un condizionato sociale, ammaestrato dalla televisione e dai giornali si fa una fatica enorme nel cercare di scalfire la sua granitica convinzione che l’euro e come diretta conseguenza l’UE non siano in realtà dei gioghi che schiavizzano le nazioni sottraendo Sovranità ai popoli e allo stesso tempo sottraggano beni materiali in cambio di foglietti colorati chiamati soldi. Sembra incredibile, ma riuscire a fargli capire che il denaro che ha in tasca è un bene di diritto privato e non pubblico è un’impresa titanica. La cosa incredibile è che se anche riesci ad insinuare un dubbio, prove alla mano, non riescono a capire, o almeno percepire, le conseguenze del problema moneta. Qualcuno arriva a dire: va bhe e allora? Che cambia se la moneta è privata? Che cambia se il potere è in Europa? Tanto eleggiamo il Parlamento Europeo! Non riescono a comprendere la differenza fra una moneta emessa in nome del popolo e una emessa in nome… di chi? Non comprendono che eleggere un Parlamento esautorato del potere di legiferare rispetto ad altri 13 organi non eletti è un assurdo democratico.
13 organi su cui il popolo non esercita ne controllo elettivo ne ha la possibilità legale di destituirli ed uno solo organo eletto che praticamente non ha nessun potere diretto. Ed ai popoli europei ciò sembra normale!
Non divaghiamo, di dittatura oligarchica parleremo in seguito dedichiamoci al mezzo usato per ottenere una dittatura economica mezzo che determina il potere oligarchico.
Il denaro e questo mezzo.
Un tempo il controllo delle materie prime e dell’energia permetteva alle multinazionali di influenzare la politica, poi la politica se la sono comprata con il controllo del denaro.
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Come diceva Thomas Jefferson: ” Io credo che le istituzioni bancarie siano più pericolose per le nostre libertà di quanto non lo siano gli eserciti permanenti. Se il popolo americano permetterà mai alle banche private di controllare l’emissione del denaro, dapprima attraverso l’inflazione e poi con la deflazione, le banche e le compagnie che nasceranno intorno alle banche priveranno il popolo dei suoi beni finché i loro figli si ritroveranno senza neanche una casa sul continente che i loro padri hanno conquistato.
Leggetevi a questo LINK che cosa è l’euro e le varie curiosità che lo caratterizzano, prima emissione (2002), seconda emissione (2013), numeri di serie, ecc, tanto per prendere confidenza.
La differenza fra un bene di diritto pubblico e uno di diritto privato è nella proprietà del bene stesso.
Proviamo a mettere giù alcuni punti; come capiamo che l’euro è privato?
  • Stabilirne la proprietà giuridica cioè a chi appartiene. Se il risultato è che appartiene a soggetti o aziende private significa evidentemente che non appartiene alla comunità, popolo, cittadini, insomma a tutti noi 500 milioni di europei.
  • Stabilire se l’euro è un bene di diritto pubblico o privato. Se il risultato è che si tratta di un bene di diritto privato significa che il proprietario non risponde agli stati che ne fanno uso, ma gli concede la possibilità di adoperarlo.
  • Stabilire che l’uso dell’euro, bene privato è concesso da un proprietario privato ed ha un costo. Se il risultato è che sussiste un costo nell’uso dell’euro significa che paghiamo dei privati per usare una moneta comunemente accettata dagli stati che dovrebbero essere soggetti pubblici.
  • Stabilito tutto questo domandarci perchè gli stati non producono lo stesso denaro lasciando la proprietà al popolo europeo, secondo un diritto pubblico e a costo zero.

Primo assioma:

  • Stabilirne la proprietà giuridica cioè a chi appartiene. Se il risultato è che appartiene a soggetti o aziende private significa evidentemente che non appartiene alla comunità, popolo, cittadini, insomma a tutti noi 500 milioni di europei.
E a chi appartiene?
Una piccola digressione. Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea o Trattato di Maastricht SONO LA STESSA COSA; il trattato di Maastricht per l’Italia è stato firmato 7 febbraio 1992 dal Presidente del Consiglio GIULIO ANDREOTTI, il Ministro degli Esteri GIANNI DE MICHELIS e il Ministro del Tesoro GUIDO CARLI. Finita la digressione.
L’articolo 128 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea il cui comma 1 recita: “La Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione.”
Al comma 2 recita: “Gli Stati membri possono coniare monete metalliche in euro con l’approvazione della Banca centrale europea per quanto riguarda il volume del conio. Il Consiglio, su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo e della Banca centrale europea, può adottare misure per armonizzare le denominazioni e le specificazioni tecniche di tutte le monete metalliche destinate alla circolazione, nella misura necessaria per agevolare la loro circolazione nell’Unione.”
Quindi possiamo affermare con certezza che l’euro, potendo essere emesso in forma cartacea solo dalla BCE e solo su autorizzazione della BCE coniato in forma metallica dagli stati, ed essendo le uniche banconote a corso legale nell’Unione, appartiene legalmente alla BCE, La Banca Centrale Europea. L’euro appartiene ad una banca. Sarebbe un problema questo se la banca appartenesse ai 500 milioni di europei? No non credo in quando la BCE sarebbe una banca pubblica di proprietà del popolo e quindi l’euro sarebbe di proprietà del popolo. E’ cosi? E’ di proprietà dei 500 milioni di europei? NO, vediamo allora a chi appartiene la BCE e quindi l’euro.
Per sapere a chi appartiene l’euro si deve sapere a chi appartiene la BCE. Ovvio no?
Per ora possiamo solo affermare con certezza che la sovranità monetaria di ogni singolo stato dell’Unione è stata ceduta alla BCE. I singoli stati non possono più stampare nessun tipo di denaro se non gli euro in moneta e solo su autorizzazione della BCE. Questo dice l’art 128.
Le Banche Centrali Nazionali (nel caso italiano la Banca d’Italia) sono le uniche autorizzate alla sottoscrizione ed alla detenzione del capitale sociale della BCE, questo è scritto nell’art. 28 comma 2 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea.
Quindi possiamo affermare con certezza che le banche centrali dei vari paesi sono le proprietarie della BCE. Questo dice l’art 28.
Per darvi un’idea il capitale sociale della BCE è così ripartito:
Banca Centrale Nazionale
% Capitale sottoscritto
Capitale versato (€)
Belgio Nationale Bank van België
2,4708
142.334.199,56
Germania Deutsche Bundesbank
20,5211
1.182.149.240,19
Grecia ΤρÜπεζα της ΕλλÜδος
1,8168
104.659.532,85
Spagna Banco de España
7,5498
434.917.735,09
Francia Banque de France
14,3875
828.813.864,42
Irlanda Central Bank & Financial Services
0,8885
51.183.396,60
Italia Banca d’Italia
12,5297
721.792.464,09
Cipro Banca centrale di Cipro
0,1249
7.195.054,85
Lussemburgo Banque centrale du Luxembourg
0,1575
9.073.027,53
Malta – Bank Ċentrali ta’ Malta
0,0622
3.583.125,79
Paesi Bassi De Nederlandsche Bank
3,8937
224.302.522,60
Austria Österreichische Nationalbank
2,0159
116.128.991,78
Portogallo Banco de Portugal
1,7137
98.720.300,22
Slovenia Banka Slovenije
0,3194
18.399.523,77
Finlandia Suomen Pankki
1,2448
71.708.601,11
Totale
69,6963
4.014.961.580,45
Perfetto, quindi stabilito che la BCE appartiene alle banche centrali delle varie nazioni, non rimane che sapere a chi appartengano le banche centrali. Questo diventa più complesso e lungo, ma se vi accontentate della Banca d’Italia sapendo che tutte le altre banche centrali sono alla stessa stregua possiamo non perderci, almeno spero…
La Banca d’Italia trae in inganno con il nome, un tempo era pubblica e dipendeva direttamente dal Ministero del Tesoro, poi è stata trasformata in un istituto di diritto pubblico. Questo trae ancora in inganno in quanto si presuppone che un istituto di diritto pubblico faccia gli interessi pubblici e sia controllato da leggi pubbliche. Invece risponde a delle leggi pubbliche, ma alla fine chi controlla le leggi pubbliche può cambiarne la destinazione d’uso che poi è quello che è successo. Ha quindi un senso affermare che si tratta di un istituto di diritto pubblico se non esercita più interessi pubblici? O peggio se li esercita, ma in realtà non sono interessi (vantaggi) per il pubblico inteso come popolo? Non solo, ma sussiste un consiglio d’amministrazione che è in buona parte è eletto dai “proprietari” della banca. Quindi chi sono questi proprietari? Chi possiede le quote societarie di Banca d’Italia? La ricerca è lunga sul sito ufficiale, ma con un poco di pazienza si trova il file che indica la proprietà, questo è il LINK, vi facilito la ricerca.
Il capitale sociale della Banca d’Italia è così ripartito:
Ente partecipante – Numero quote
Intesa Sanpaolo SpA 93.661
Unicredit SpA 66.342
Generali Italia SpA 19.000
CR in Bologna SpA 18.602
Inps 15.000
Banca Carige SpA 11.869
BNL 8.500
Banca MPS 7.500
Cassa di Risparmio di Biella e Vercelli SpA 6.300
Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza SpA 6.094
UnipolSai Assicurazioni SpA 6.000
Cassa di Risparmio di Firenze SpA 5.656
Allianz SpA 4.000
Banco Popolare S.c. 3.668 Cassa di Risparmio del Veneto SpA 3.610 Cassa di Risparmio di Asti SpA 2.800 Banca delle Marche SpA 2.459 INAIL 2.000 CR del Friuli Venezia Giulia SpA 1.869 CR di Pistoia e della Lucchesia SpA 1.126 CR dell’Umbria SpA 1.106 CR di Ferrara SpA 949 Banca Popolare di Milano Scarl 873 CR di Ravenna SpA 769 Banca Popolare dell’Emilia Romagna S.c. 759 Banca Regionale europea SpA 759 CR di Fossano SpA 750 Banca Popolare di Vicenza Scpa 687 CR di Cesena SpA 675 Banca dell’Adriatico SpA 653 CR di S. Miniato SpA 652 Cassa dei Risparmi di Forlì e della Romagna SpA 605 Banca Carime SpA 500 Società Reale Mutua Assicurazioni 500 Veneto Banca Scpa 480 Banca CARIM SpA 393 CR di Bolzano SpA 377 CR di Cento SpA 311 CR della Spezia SpA 266 CR della Provincia di Viterbo SpA 251 CR di Orvieto SpA 237 Banca CR di Savigliano SpA 200 CR di Volterra SpA 194 CR della Provincia di Chieti SpA 151 CR di Fermo SpA 130 Cassa di Risparmio di Savona SpA 123 CR della Provincia di Teramo SpA 115 CR di Civitavecchia SpA 111 Credito Valtellinese S.c. 101 CR di Carrara SpA 101 CR di Loreto SpA 100 CR della Repubblica di S.Marino SpA 36 Banca CARIPE SpA 8 Banca Monte Parma SpA 8 CR di Rieti SpA 8 CR di Saluzzo SpA 4 Banca del Monte di Lucca SpA 2
Totale quote 300.000
Le azioniste evidenziate in blu sono sufficienti, anzi abbondantemente sopra la sufficienza, a gestire il 51% delle quote, sono quindi le padrone di Banca d’Italia, l’unico ente pubblico (INAIL) è evidenziato in rosso nel buglione di tutte le altre aventi quote minori.
Questo evidenzia che non è il popolo italiano ad avere le azioni di Banca d’Italia nel proprio portafoglio titoli e nemmeno società o apparati pubblici hanno queste azioni, ma la proprietà è di S.P.A, cioè società per Azioni. Tutte queste società essendo S.P.A. sono private quindi a loro volta hanno degli azionisti privati che le controllano, un poco come le scatole cinesi; arriveremo mai a sapere chi è la persona o le persone fisiche proprietarie della BCE e quindi dell’euro? Non ci sperate!
Cominciamo dalla prima: Intesa San Paolo, a chi appartiene?
AZIONISTA AZIONI ORDINARIE % DI POSSESSO
Compagnia di San Paolo 1.486.372.075 9,374%
BlackRock Inc. (1) 775.978.889 4,894%
Fondazione Cariplo 767.029.267 4,838%
Fondazione C.R. Padova e Rovigo 531.264.450 3,351%
Ente C.R. Firenze 414.655.221 2,615%
Norges Bank (2) 331.386.184 2,090%
People’s Bank of China 317.642.846 2,003%

Osservando la tabella si nota innanzi tutto che circa il 70.8% delle azioni sono sul mercato, proprietà di piccoli, medi o grandi azionisti, ma non fatevi ingannare, il 70% disperso in un mare non è la vera forza di controllo, il controllo è sempre esercitato da chi mette insieme il consiglio di amministrazione e per far questo non servono tanti azioni, ma un numero sufficiente rispetto a quelle disgregate fra tanti piccoli azionisti. Quindi i proprietari di Intesa San paolo sono in quella tabella, cioè altre S.P.A. e fondazioni.
La prima: La Compagnia di San Paolo è una fondazione di diritto privato, occhio, non pubblico ma privato. Saltando tutta la chiosa degli scopi culturali o meno andiamo a vedere a chi appartiene? A nessuno, una fondazione di diritto privato non appartiene a nessuno; ma qualcuno sceglierà il consiglio di amministrazione nel caso in oggetto chiamato Consiglio Generale e il presidente? Chi sceglie gli organi dirigenziali?
Dunque, leggendo lo statuto non possono essere Presidente ne far parte del Consiglio Generale persone che sono in cariche istituzionali varie, dal Parlamento ai Comuni, cioè uomini eletti dal popolo, loro non possono accedere. Per ora sappiamo solo chi non può essere a decidere presso La Compagnia di San Paolo.
Tutti gli organi dal Presidente ai Revisori dei Conti sono eletti dal Consiglio Generale. (da wikipedia) Il Consiglio Generale è formato da 21 membri, 17 membri nominati e 4 membri eletti dagli stessi 17 nominati tramite cooptazione e nomina il presidente. La nomina dei consiglieri spetta a vari enti: 2 al Comune di Torino, 1 alla Regione Piemonte, 1 alla Provincia di Torino, 1 al Comune di Genova, 2 alla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Torino, 1 alla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Genova, 1 alla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Milano, 1 alla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Roma, 1 alla Unione Regionale delle Camere di Commercio del Piemonte, 1 al Consiglio Regionale del Volontariato (legge della Regione Piemonte 29 agosto 1994, n. 38), 1 alla Accademia delle Scienze di Torino, 1 alla Accademia Nazionale dei Lincei, 1 ad un Ente europeo indicato dal Consiglio Generale della fondazione, 1 al Presidente pro-tempore della Commissione della Comunità Europea e 1 alla Commissione Nazionale per la Parità e le Pari Opportunità tra Uomo e Donna presieduta dal Ministro per le Pari Opportunità.
Capite il senso di quando scrivo che non appartiene a “nessuno” è solo un gioco di potere politico e privato che gestisce la fondazione, fondazione che però ha il pacchetto azionario più grosso in Intesa San Paolo, prima azionista della Banca d’Italia.
Possiamo comunque dedurre che la fondazione non appartiene al popolo italiano, questo si può affermare; possiamo affermare che è una fondazione di diritto privato ed anche questo è certo; che il Consiglio Generale è quello che la dirige e incarica gli altri organi ivi compreso il Presidente e che questo Consiglio Generale è eletto da altre entità riconducibili a strutture pubbliche sia italiane che europee dove si consuma il gioco politico/economico del potere nella Compagnia di San Paolo. Una scatola cinese.
Veniamo alla seconda: BlackRock Inc . Si tratta di una società finanziaria di investimento per conto terzi. Capire a chi appartiene non è facile e non certo favorito dalla stessa società che per farti accedere a determinate aree ti pone difronte ad una accettazione di responsabilità, questa:
“CONFERMO DI ESSERE UN INTERMEDIARIO O UN INVESTITORE QUALIFICATO, COME DEFINITO DAL REGOLAMENTO CONSOB IN MATERIA DI EMITTENTI, E DESIDERO CONSULTARE LE INFORMAZIONI, OPINIONI E RICERCHE SUI MERCATI PUBBLICATE NELLA PRESENTE SEZIONE DEL SITO. TALI INFORMAZIONI POTRANNO ESSERE RESE DISPONIBILI ANCHE SOLTANTO IN LINGUA INGLESE.
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Prima dell’adesione leggere il Prospetto e il KIID, disponibili sul sito www.blackrock.com/it” 
Alla faccia della trasparenza, un povero cristo qualsiasi non deve sapere a chi appartiene la BlackRock ed infatti io mi son guardato bene da approfondire, questi signori usano le leggi da loro stessi volute per non farti sapere, per spaventarti. Andiamo a vedere su yahoo perchè sul sito della BlackRock la gente normale non può guardare!
Ecco qua a chi appartiene la BlackRock:
Titolare
Azioni
% Out
Valore *
Segnalato
Gestione Norges Bank Investment
11.788.018
7.16
4214923692
31 dic 2014
Wellington Management Company, LLP
10.404.483
6.32
3806376019
Mar 31, 2015
FMR, LLC
7.237.592
4.40
2647800628
Mar 31, 2015
Vanguard Group, Inc. (The)
6.633.023
4.03
2426625107
Mar 31, 2015
State Street Corporation
5.450.518
3.31
1994017483
Mar 31, 2015
PNC Financial Services Group, Inc.
34.609.564
21.02
11974217333
30 giugno 2015
BlackRock Institutional Trust Company, NA
3.204.645
1.95
1108743112
30 giugno 2015
JP Morgan Chase & Company
3.096.708
1.88
1132899642
Mar 31, 2015
Massachusetts Financial Services Co.
3.083.959
1.87
1128235548
Mar 31, 2015
Mizuho Financial Group, Inc.
3.067.485
1.86
1061288494
30 giugno 2015
Da perdersi no…. non ci si arriva in fondo, però si può affermare che il secondo azionista di Intesa San Paolo la BlackRock non è certo una società pubblica, ma di proprietà di altre società private di investimento ed S.P.A; chi non ha subito notato la JP Morgan Chase & Company?
Altre scatole cinesi.
Vi invito a leggervi questi articoli, molto interessanti sulle proprietà ed azioni della Blackrock.
http://sinistrainrete.info/finanza/5018-maria-grazia-bruzzone-fu-davvero-blackrock-a-ispirare-il-qcambio-di-scenaq-del-2011-in-italia.html
http://www.lastampa.it/2015/04/13/blogs/underblog/fu-davvero-blackrock-a-ispirare-il-cambio-di-scena-del-in-italia-ej5SJuX0LL9ZyFoWYPOmbL/pagina.html
http://www.senzasoste.it/nazionale/blackrock-la-societa-di-investimento-che-in-italia-conta-pi-di-mattarella
http://www.libreidee.org/2015/04/fa-crollare-litalia-poi-se-la-compra-ma-chi-e-blackrock/
Proviamoci con la Fondazione Cariplo, a chi appartiene?
Guardando lo statuto all’art. 2 si legge: – Natura e disciplina 1. La Fondazione, persona giuridica privata senza fine di lucro, dotata di piena capacità e di piena autonomia statutaria e gestionale, è disciplinata, conformemente alle vigenti disposizioni di legge, dalle norme del presente Statuto in armonia con la Carta delle Fondazioni adottata dall’Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio spa.
Stessa cosa della Fondazione San paolo, non appartiene a nessuno, ma è certamente un soggetto giuridico privato e non pubblico, quindi non appartiene di certo al popolo italiano. Appartiene ai soliti giochi di potere finanziario e politico, cioè coloro che hanno la forza di stabilire presidente e consiglio d’amministrazione.
Andiamo oltre. Fondazione C.R. Padova e Rovigo solita storia, solita fondazione, solito discorso. Non siete convinti a voi lo statuto.
Signori con Intesa Sanpaolo SpA ci abbiamo provato e ci perdiamo in soggetti sicuramente privati ma che rimangono sconosciuti nella proprietà, ci vorrebbe un cane da tartufi e non a caso. Vogliamo provarci con Unicredit SpA?
Maggiori azionisti
Azioni ordinarie
% di possesso (1)
1. Aabar Luxembourg S.A.R.L.
296.417.767
5,041% (2)
2. BlackRock Inc.
273.722.470
4,655% (2)
3. Fondazione Cassa di Risparmio Verona, Vicenza, Belluno e Ancona
206.864.640
3,467%
4. Central Bank of Libya
174.765.354
2,929%
5. Fondazione Cassa di Risparmio di Torino
150467668
2,522%
6. People’s Bank of China
119.657.792
2,005%

La BlackRock Inc è la stessa di Intesa San Paolo, ma tu guarda, poi ci ritroviamo banche Libiche e Cinesi, ma tu guarda, Libia (a cui or ora è stata esportata la democrazia da Stati Uniti e Francesi, popoli altamente democratici) e Cina, il grande pericolo asiatico. Le solite fondazioni di nessuno, insomma ancora scatole cinesi, nel vero senso della parola, ma sicuramente nessun soggetto pubblico, solo soggetti privati, e nemmeno privati italiani, ma stranieri, extracomunitari!
Privato, sempre tutto privato, lo possiamo dedurre che banca d’Italia è un soggetto di proprietà privata o no? Qualcuno può ancora sostenere il contrario?
Se volete potete continuare all’infinito; la proprietà di Banca d’Italia è in mano a chi comanda alla fine delle scatole cinesi e queste società non sono dei popoli, ma di investitori privati. Fra l’altro società private anche straniere, non italiane, il che fa pensare e molto, a quanto in realtà è assurdo il nome Banca d’Italia.
I Detentori del potere finanziario, loro posseggono Banca d’Italia e quindi attraverso essa il 12,5297% della BCE, Banca Centrale Europea e quindi la proprietà dell’euro, della moneta che comunemente utilizziamo.
Non vi sbagliate, le altre banche centrali dei paesi europei sono nella stessa situazione anzi anche peggio, per esempio la FED, Deutsche Bundesbank, per legge prevede che i nomi degli azionisti siano segreti e fra l’altro la sede operativa e amministrativa è a Washington DC e la sede legale è in Porto Rico.
In realtà qualche anno fa i nomi degli azionisti sono emersi:
Banca Kuhln Loeb di New York
Banca Rothschild di Berlino
Banca Warburg di Amburgo
Lazard Brothers di Parigi
Banca Rothschild di Londra
Banca Warburg di Amsterdam
Banche Israel Moses Seif in Italia
Chase Manhattam Bank di New York
Goldman Sachs di New York
fonte 2013
Insomma anche qua tutti azionisti privati anche se i dati nel frattempo sembrano cambiati come si legge da Repubblica 2014.
Quindi il primo assioma:
  • Stabilirne la proprietà giuridica, cioè a chi appartiene. Se il risultato è che appartiene a soggetti o aziende private significa evidentemente che non appartiene alla comunità, popolo, cittadini, insomma a tutti noi 500 milioni di europei.
Possiamo dire che è stato soddisfatto? O qualcuno ha ancora dubbi?
La BCE e L’euro sono di proprietà privata.
A questo punto, di solito, l’interlocutore tira fuori lo Statuto di Banca d’Italia e cita l’art. “1 comma 1: “La Banca d’Italia è istituto di diritto pubblico.” deducendone che fa l’interesse pubblico e non quello privato. Anche Pinocchio ha creduto al gatto e la volpe cedendogli le monete d’oro, ma una persona assennata sa che non esistono i campi dei miracoli. Nel comma 2 infatti c’è scritto: “Nell’esercizio delle proprie funzioni e nella gestione delle proprie finanze, la Banca d’Italia e i componenti dei suoi organi operano con autonomia e indipendenza nel rispetto del principio di trasparenza, e non possono sollecitare o accettare istruzioni da altri soggetti pubblici e privati.” Come a dire che nessuno, nemmeno lo Stato può intervenire sulle decisioni prese all’interno di Banca d’Italia escludendo di fatto il “diritto pubblico”. Non è chiaro? Se anche lo Stato, cioè noi, non possiamo mettere bocca che istituto di diritto pubblico è? Se poi leggiamo il comma 3 dell’art. 1 c’è da sganasciarsi: “Quale banca centrale della Repubblica italiana, è parte integrante del Sistema europeo di banche centrali (SEBC). Svolge i compiti e le funzioni che in tale qualità le competono, nel rispetto dello statuto del SEBC. Persegue gli obiettivi assegnati al SEBC ai sensi dell’art. 127.1 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Trattato).“. In pratica, chi controlla chi? e soprattutto chi decide il proprietario o la proprietà? Ricordo che il trattato sul funzionamento dell’Unione europea è sempre il trattato di Maastricht.

Veniamo al secondo assioma:

  • Stabilire se l’euro è un bene di diritto pubblico o privato. Se il risultato è che si tratta di un bene di diritto privato significa che il proprietario non risponde agli stati che ne fanno uso, ma gli concede la possibilità di adoperarlo.
Per definizione una moneta (le nostre vecchie lire) è un istituto di diritto pubblico, che significa?
Il termine istituto giuridico indica, nel diritto, il complesso di norme che regolano una medesima fattispecie, se ci aggiungiamo pubblico significa che la fattispecie in oggetto è pubblica, non privata, cioè appartiene ad un organismo (Stato) che è di proprietà di tutti.
La moneta è un istituto di diritto pubblico?
Dipende da chi è emessa, se è emessa da uno Stato, come le nostre vecchie lire (antecedenti 1981), direi di si, ma se è emessa da un ente privato come la BCE non è più un istituto di diritto pubblico, ma privato.
Come è possibile provare che l’euro è una moneta riconducibile ad un istituto di diritto privato? Semplicemente osservandola. Se ricordate le vecchie lire (antecedenti al 1981) riportavano: REPUBBLICA ITALIANA, oppure BANCA D’ITALIA quando ancora la banca d’Italia era un istituto di diritto pubblico legata al Ministero del Tesoro, poi dopo il 1981 e a seguire è divenuta un istituto di diritto pubblico ma di proprietà privata e modificando questa posizione si predisponeva l’avvento dell’euro. Riportavano inoltre ” BIGLIETTO DI STATO A CORSO LEGALE”, a significare che era emesso dallo Stato e lo Stato stesso ne garantiva la legalità.
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Osserviamo adesso l’euro entrato in sostituzione di quasi tutte le monete europee nel 2002, dico quasi tutte perchè alcuni paesi come l’Inghilterra sono nell’Europa Unita ma hanno mantenuto la propria moneta, da notare che questi paesi subiscono molto meno i problemi economici che invece affliggono soprattutto i paesi mediterranei.
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Prima di tutto non si nota nessuna scri tta tipo “pagabili a vista al portatore” dato che la BCE non ha una riserva aurea e quindi non è in grado di convertire a richiesta la moneta in un altro bene durevole e non esiste nemmeno la scritta “la legge punisce gli spacciatori e fabbricanti di moneta falsa” o ancora “Unione Europea”. Ci sono gli acronimi della BCE in varie lingue, la bandierina europea ma nessun riferimento ad un’unione di stati.
Poi piccolo piccolo davanti agli acronimi della BCE c’è un simboletto, questo: ©. Sapete certamente che cosa è, il simbolo del copyright.
Questo simbolo secondo il dizionario ha questo significato: “Diritto d’autore su un’opera letteraria, scientifica, artistica ecc, implicante il divieto di ogni riproduzione e vendita abusiva per un determinato numero di anni stabilito dalla legge. Estens. La menzione di questo diritto rappresentata dal simbolo © seguito dal nome del titolare e dall’indicazione dell’anno di decorrenza di tale diritto.
Come vediamo sull’euro è correttamente indicato, il simbolo seguito dal nome del titolare (la BCE) e l’anno di decorrenza di tale diritto. © BCE ECB EZB EKT EKP 2002.
Il copyright o diritto d’autore è l’istituto di Diritto Privato, cioè ha lo scopo di tutelare i proventi dell’attività intellettuale attraverso il riconoscimento di una serie di diritti all’autore dell’opera. L’autore esercita in forma esclusiva i diritti cioè permette a lui stesso di remunerarsi per un periodo limitato nel tempo attraverso lo sfruttamento commerciale dell’opera. Chi viola il diritto d’autore deve pagare una sanzione. In particolare, il diritto d’autore è una figura propria degli ordinamenti di civil law (tra i quali la Francia e l’Italia), mentre in quelli di common law (come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna), esiste un istituto parzialmente diverso del copyright.
Ovvio che una banca privata non può tutelare la riproduzione indiscriminata di una moneta privata come farebbe uno Stato e si deve affidare al diritto privato; appunto il copyright.
Uno Stato non userebbe mai il copyright su una moneta di sua emissione, ne vieterebbe la riproduzione semplicemente per legge. Infatti avete mai visto il simbolo del copyright su un francobollo o una marca da bollo?
Da notare infatti che ogni foglio di carta-finta-moneta euro stampata dal 2002 ad oggi è sempre uguale a quello stampato per la prima volta nel 2002. Tutte riportano la stessa data 2002 che non è l’anno di stampa ma l’anno di deposito del copyright. Nei nuovi fogli dei 5 euro l’anno cambia, 2013 anno di deposito del nuovo copyright. Per il nuovo taglio dei nuovi 10 euro, 2014 anno di deposito del nuovo copyright.
Qualcuno potrebbe obbiettare stupidamente che sono stati tutti stampati nel 2002, che già di per se è un assurdo dato che se fossero tutti stati stampati nel 2002 non si spiegherebbero i bilanci della BCE dove ogni anno c’è scritto quanti euro sono stati emessi e quanti ritirati, ma soprattutto non si spiegherebbe come su tante banconote c’è la firma di Draghi che non era certo in carica nel 2002.
A questo proposito guardatevi questo video del Prof. Giannuli che è dirimente.
Come dice il Prof. Giannuti la moneta vera, come le vecchie lire, è un istituto di diritto pubblico a corso forzoso che non puoi rifiutare di accettare in pagamento; l’euro non è a corso forzoso in quanto moneta privata emessa da una banca privata che come specifica il Prof. Giannuti è sbagliato anche chiamare banca in quanto è un accordo internazionale fra istituti privati.
Quindi il secondo assioma:
  • Stabilire se l’euro è un bene di diritto pubblico o privato. Se il risultato è che si tratta di un bene di diritto privato significa che il proprietario non risponde agli stati che ne fanno uso, ma gli concede la possibilità di adoperarlo.
Possiamo dire che è stato soddisfatto!
L’euro non è un istituto di diritto pubblico che che ne dicano i trattati, ma è un istituto di diritto privato in quanto protetto da leggi sul diritto privato.

Veniamo al terzo assioma:

  • Stabilire che l’uso dell’euro, bene privato è concesso da un proprietario privato e ha un costo. Se il risultato è che sussiste un costo nell’uso dell’euro significa che paghiamo dei privati per usare una moneta comunemente accettata dagli stati che sono o dovrebbero essere soggetti pubblici.
    Ha importanza se poi questo plus-valore, questo guadagno, è ridistribuito fra i paesi che usano l’euro? Tralasciamo il fatto che questo “guadagno” è distribuito anche a nazioni che l’euro non lo usano ma fanno parte dell’unione europea, come il Regno Unito, ma è nel modo in cui questa moneta viene fatta arrivare agli stati che si presenta il trucco.
    Il trucco si divide in più parti:
1° L’euro stampato, o anche digitalizzato, non arriva direttamente dalla BCE agli stati, bensì viene inserito nel circuito bancario, cioè un circuito privato. Le banche a cui viene dato sono ovviamente banche private i cui proprietari, sempre occulti dato le scatole cinesi di cui abbiamo parlato, ne traggano un beneficio. Il beneficio sta nel fatto che queste banche private per far arrivare l’euro agli stati acquistano titoli di stato del paese corrispondente. L’acquisto di titoli di stato produce a loro un reddito dato dagli interessi che questi titoli di stato onorano. Un esempio per capire:
La BCE inserisce nel circuito bancario 1000 euro e chiede alle banche 1% di interesse. Le Banche acquistano titoli di stato che hanno un rendimento del 4%, si ritrovano quindi in cassa un surplus del 3%. I Cittadini pagano il 4% di interesse per usare l’euro.
Appare chiaro che il sistema studiato è costruito appositamente per dare un profitto a dei privati e quindi ci si dovrebbe domandare perchè questi privati sono privilegiati rispetto a tutti gli altri cittadini privati.
2° La BCE stampa o digitalizza una moneta che ha costo vicino allo zero, nel senso che la crea dal nulla, esattamente come farebbe uno Stato Sovrano, però la immette sul mercato al valore nominale della moneta stessa. Quindi gli interessi chiesti sia dalla BCE, sia dal circuito bancario dopo, sono ovviamente sul valore nominale. Lo Stato che quindi emette i titoli di stato che sono acquistati paga interessi profumatissimi su una moneta che non è tale, ma diventa un bene prodotto e venduto. Perchè dei privati hanno il grande vantaggio di produrre e utilizzare un bene che è stato reso unico e irrinunciabile per 500 milioni di europei?
3° Appare ovvio a questo punto che qualsiasi Stato europeo che vende i propri titoli di stato si indebita verso le banche che li acquistano e quindi il costo pagato per un denaro che è creato dal nulla va a gravare sul proprio debito pubblico. Più titoli di stato riesce a vendere più crescono gli interessi che deve pagare.
4° Il circuito bancario non è sottoposto a nessun vincolo di quali titoli di stato acquistare, quindi acquista i titoli di stato che danno un rendimento migliore in quel momento, a quell’asta. Se un paese emette dei titoli di stato a basso interesse perchè è in difficoltà economica, magari per un alto debito pubblico, è probabile che gli invertitori privati del circuito bancario non acquistino i titoli di stato di quel paese, ma di altri che invece danno interessi maggiori. Questo determina che uno Stato già in difficoltà si ritrovi con minor liquidità circolante. Inoltre diventa un parametro fondamentale lo spread, parametro che prima dell’avvento dell’euro nessuno sapeva neanche che esistesse. Se non ricordo male un governo nel 2011 è caduto a causa dello spread, ne sono derivati libri e inchieste, ma tutto sembra come un sogno… un nebuloso fatto che non indigna nessuno, anche alla luce del fatto che a quel colpo di stato su base spread si sono susseguiti tre governi senza nessuna elezione popolare. Scusate la digressione.
Veniamo alla conclusione:
Stabilito tutto questo domandarci perchè gli stati non producono lo stesso denaro lasciando la proprietà al popolo europeo, secondo un diritto pubblico e a costo zero.
Lascio a voi capire che l’intero sistema è un corto circuito tale che nessun Stato europeo ne trae realmente vantaggio, ma solo svantaggi, e i vantaggi sono riservati a privati che non fanno altro scegliere dove investire del denaro che non è loro, ma della BCE che però è controllata da loro.
Vi rendete conto dell’enormità e assurdità di come è stato costruito il sistema?
Se poi fate un passo oltre e unite a questo sistema economico criminale altre imposizioni come il pareggio di bilancio richiesto dall’Europa agli stati membri, vi accorgerete che gli unici sistemi che rimane ad uno Stato per far quadrare i conti sono tre:
  • Ridurre il più possibile le spese pubbliche
  • Aumentare le tasse per far fronte alle spese pubbliche
  • Vendere il patrimonio dello Stato
Tutto questo infatti è quello che è in atto da tutti questi anni. Si riducono le spese pubbliche chiamandole sprechi, ma che in realtà sono soldi che entrano nel circuito economico della nazione, cioè denaro con cui si paga i dipendenti, si costruiscono ospedali, si paga le scuole, si onorano le pensioni, si rifanno le strade ecc. ecc, cioè denaro che finisce nelle tasche dei Cittadini stessi. Oltre che ridurre le spese si aumentano le tasse, dirette o indirette che siano, sempre per far fronte a spese che lo Stato non può tagliare se non a fronte di un’implosione del sistema stesso. Lo Stato vende aziende e beni di proprietà di tutti i Cittadini che fanno parte dello Stato stesso e quindi sottraggono beni reali ai Cittadini in cambio di denaro creato dal nulla.
Per concludere a chi conviene questo sistema economico architettato fin dall’inizio della costruzione dell’Europa Unita? Non sembra che sia un sistema gran che vantaggioso per i Cittadini europei, ne per i loro stati. Perchè allora, ci si dovrebbe domandare, i politici di tutti questi stati hanno firmato dei trattati dove il sistema è evidentemente cosi vantaggioso solo per dei privati che progressivamente acquistano la proprietà di beni reali a fronte di moneta da loro stessi prodotta e controllata?
Perchè i media e gli economisti si genuflettano in massa a questo sistema e non ne denunciano la mendacità in essere?
Insomma se le persone, i Cittadini, non comprendono questa assurdità economica che è stata inventata scientemente e che ha come unico sopo la schiavizzazione dei popoli sottraendoli progressivamente i loro beni sono destinati all’oblio e nessun Cittadino può contare ne sulle istituzioni ne sull’informazione per cercare di capire.

TRATTO DA:
https://scenarieconomici.it/leuro-il-denaro-che-usiamo-e-privato-di-jacopo-cioni/